Tenuta Nuraghe Crabioni.
Dalle dolci colline di Sorso...

La Società Tresmontes, titolare del marchio Nuraghe Crabioni nasce nel 2003 dal desiderio di fare impresa sul territorio. La produzione di vini di qualità destinati ad un pubblico attento ed esigente è l’obbiettivo che l’azienda si pone attraverso l’utilizzo delle proprie risorse naturali ed umane.

La peculiarità dei suoi terreni particolarmente adatti alla coltivazione della vite e la complicità del clima sono i punti di forza sui quali l'azienda innesta l’alta professionalità di tecnici e collaboratori. l 35 ettari di proprietà dell`azienda, sui quali sorgono anche la cantina e le altre infrastrutture si affacciano...

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Dominus, l'oro del Sinis. L'ultimo nato
in casa Vini Evaristiano

Dominus, ottenuto da uve moscato è il vino passito che completa la gamma dei nostri prodotti. Ottenuto da uve stramature, appassite in pianta, ha richiesto particolarissime attenzioni vista la tipicità delle produzioni biologiche. Il sole e il vento che accarezzano i nostri vigneti hanno contribuito a formare le condizioni ottimali per l'appassimento delle uve. La macerazione lenta e un breve periodo trascorso in immersione sulle bucce ha favorito l'estrazione dell'oro del Sinis. Il buon tenore alcolico s'inquadra in una cornice delicata e morbida favorita anche da una buona concentrazione di glicerina. Da consumarsi in momenti importanti, DOMINUS "DI...VINUM" QUOD CORPUS ET ANIMUM LAETIFICAT...

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Cannonau a confronto! Il primo sondaggio su lestradedelvino.com

Per il primo sondaggio delle stradedelvino.com non potevamo che scegliere il vino principe dei Sardi: Il Cannonau. Il Cannonau, vitigno a bacca rossa, diffuso in tutta l'isola viene considerata da sempre l'uva più rappresentativa della Sardegna, ed appartiene alla storia e alla cultura vinicola della nostra regione. Prendiamo in esame quattro Cannoanu prodotti a Mamoiada, paese della Sardegna al centro della Barbagia: "Mamuthone della Cantina Giuseppe Sedilesu", "Barrosu" della Cantina Giovanni Montisci, "Lakana" della Cantina Giampietro Puggioni e "Fittiloghe" della Azienda Vinicola Fittiloghe. e un quinto Cannonau prodotto ad Orgosolo dalle Cantine di Orgosolo, l'Urulu...

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lestradedelvino.com!!!
Il portale sul mondo del vino in Sardegna

Lestradedelvino.com è un portale tematico sul mondo del vino in Sardegna e si pone come obiettivo quello di diventare il punto di riferimento per appassionati, addetti del settore o semplici curiosi.
Lestradedelvino.com nasce dalla voglia di far conoscere e valorizzare il vino Sardo, le sue origini e la sua storia, divulgare quelle realtà che riescono a creare vini di assoluta eccellenza, ma rimangono poco conosciute o confinate all'interno dell'isola...

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27 Aprile 2010 9 Commenti

Nome in codice BIOS: la qualità in bottiglia.

"Come riconoscere i vini Biologici e Biodinamici, ultima frontiera dell'enologia.

Spesso si sente parlare di vini biologici ma in realtà cosa sono questi vini? Cosa differenzia un vino biologico da un vino normale?
Innanzi tutto occorre fare una doverosa precisazione di carattere puramente scientifico. Tutti i vini provenienti da uve sono di fatto vini biologici in quanto lo è la materia prima utilizzata. La normativa in questo senso è molto chiara, infatti non troverete mai scritto su una bottiglia “vino biologico” bensì troverete “vino ottenuto da uve da agricoltura biologica” (che noi per comodità chiameremo “vino bios”). La normativa attualmente in vigore disciplina le pratiche colturali ammettendo solo prodotti di origine naturale e vieta l'utilizzo di prodotti di sintesi, mentre non esiste una normativa comunitaria che disciplini le pratiche di cantina per i vini di questo tipo.In buona sostanza chi decide di produrre vini bios deve affidarsi ad un organismo di controllo che certifica tali produzioni attraverso sistemi di tracciabilità. A difesa del consumatore ci sono poi gli organismi di controllo statali preposti ad effettuare i dovuti controlli di tipo qualitativo e di tipo amministrativo sul vino prodotto.

Ma dalla raccolta al prodotto finito, cosa succede nell’enopolio?
A compensare l’assenza di un disciplinare di produzione per i vini bios , ci hanno pensato gli enti certificatori ognuno dei quali si è dotato di disciplinari propri con relativi piani di autocontrollo e autorizzazione finale prima della commercializzazione del prodotto.
La normativa pone comunque alcuni paletti sull’utilizzo di determinate sostanze e determinate pratiche di cantina. Un esempio su tutti è l’utilizzo della solforosa che in un comune vino è 150mg/l per i rossi, 200mg/l per i bianchi e rosati (fonte G.U.Europea 196/26 27/7/09), mentre per i vini bios è 0.60 mg/l per i rossi e 0,80mg/l per i bianchi e rosati. Riassumendo dal punto di vista normativo i vini bios sono nel complesso ben controllati e garantiscono il consumatore sulla reale qualità del prodotto all’interno della bottiglia, occorre per tanto fare attenzione quando si acquista un vino ottenuto da agricoltura biologica che nell’etichetta siano riportati gli estremi delle certificazioni.
In etichetta dovete trovate una dicitura di questo tipo:

  • Organismo di controllo autorizzato MiPAAF (es) IT ABC 000 (che identifica l’ente certificatore)
  • Operatore controllato n° 000000 (che identifica il produttore)

Dal punto di vista qualitativo cosa differenzia un vino bios da un vino normale? Innanzitutto va considerato il “fattore produzione”. In una produzione di questo tipo è necessario limitare i carichi di uva per preservane la salubrità e favorire una maturazione ottimale che consenta poi di lavorare meglio in cantina dal momento che non possono essere effettuate le correzioni che normalmente si effettuano su un normale vino. Questo ci porta a dedurre che una più bassa produzione favorisce di una maggiore qualità del prodotto. Per tanto sarebbe opportuno aspettarsi dei vini complessi di grande intensità e di grande struttura.
Per quanto riguarda la fase visiva, il tipo di produzione non si discosta tanto dalla gamma cromatica di un normale vino. Possono esserci differenze perlopiù dovute alla diversa gestione delle epoche di raccolta che variano in funzione del tipo di vino che vogliamo ottenere e dalla stagionalità. Differenze importanti dovremmo cogliere negli gli aspetti olfattivi che devono lasciar presagire un vino di elevato spessore . La gamma aromatica deve essere più ampia e rispecchiare maggiormente la tipicità della zona di produzione. Sicuramente da un vino bios dobbiamo aspettarci una buona intensità di profumi primari e di cantina. Stà comunque nella capacità dell'enologo valorizzarli.

Gli aspetti gustativi variano parecchio e sono decisamente influenzati dal tipo di materia prima e dalle lavorazioni effettuate prima in campo e poi in cantina. Possiamo tranquillamente prevedere dei vini strutturati, anche accompagnati al legno con una buon tenore alcolico e pH tendenti all'acidità. In linea di massima possiamo aspettarci anche vini di annate precedenti in quanto particolarmente problematica risulta la stabilità proteica e tartarica (anche se la nuova OCM ha dato una grossa mano per favorire quest'ultima stabilizzazione). Per tanto non spaventiamoci se l’ingresso dei vini sul mercato è in ritardo rispetto ad un comune vino o se, come spesso accade, ci troviamo davanti vini di annate precedenti che conservano ancora struttura, gusti e profumi degni delle migliori produzioni d’annata.
È d'obbligo ricordare che negli ultimi anni stà prendendo piede il vino “biodinamico” che non contempla l'utilizzo di alcun ingrediente esterno all'uva e alcuna pratica tecnologica di cantina. Al momento non esistono normative in merito per cui i vini suddetti vini rientrano nella categoria biologico... ma come ho detto prima...FIDATEVI SOLO DEI VINI CERTIFICATI!!! e buon bicchiere a tutti.

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9 Commenti

Postato Mercoledì, 26 Maggio 2010 - 00:32
sono d'accordo con xbacco. se il vino è bio bisogne scriverlo n bottiglia. cosi chi lo acquista è piu tranquillo.
Postato Mercoledì, 26 Maggio 2010 - 00:12
Partiamo dal principio e lasciando perdere le dicerie tipo "mi hanno detto che", "ho sentito che".... e parlando invece di cose che esistono realmente!! per quanto concerne il rame, il suo utilizzo come previsto dal regolamento della comunità europea, CE 834/2007 che abroga il vecchio CEE 2092/91, è possibile come pratica eccezionale, se non esistono in alternativa altre pratiche colturali e previa autorizzazione nonché obbligatoria annotazione sui registri del biologico, l'utilizzo del rame come idrossido di rame, (evito per non appesantire troppo la mia risposta di citarvi letteralmente l'articolo di legge.... ).Tuttavia io NON focalizzerei l'attenzione sul rame in quanto il vino ottenuto da agricoltura biologica è soggetto a controlli (dagli enti certificatori, dall'ICQ o ex repressione frodi e dalla ASL) sul prodotto finito, cioè, può essere presente in dosi max di 1mg/l nel vino, per cui viticoltori che esagerano con lo zolfo ramato (è la forma in cui solitamente viene somministrato) compromettono il vino!! semplice....
La mia attenzione va invece verso tutti quei prodotti che possono essere somministrati in un vigneto non biologico in totale tranquillità, senza rendere conto a nessuno, senza nessuna annotazione da nessuna parte. (giusto per capire in che dose viene dato). Mi riferisco a TUTTI I FITOFARMECI PRESENTI NEI TRATTAMENTI ANTI OIDIO O PERONOSPORICI CHE VENGONO EFFETTUATI SISETEMATICAMENTE, E CHE NESSUNO CONTROLLA...... di questo, i viticoltori non biologici ke mi dicono? In annate come questa, con una decisa piovosità anche ai primi di maggio, sui vigneti affiorano magicamente procimidone, Acefate, atrazina, bitertanolo, captano, clorano, DDD-4,4 , diazinone, difenilamina, fenarimol..ecc...(sono solo alcuni dei tantissimi presenti in circolazione)... Tutte queste sostanze sono i principi attivi presenti nei fitofarmaci che comunemente si trovano in commercio (non voglio fare pubblicità a questi prodotti per cui non scrivo i nomi commerciali) e che un viticoltore che sta per perdere la produzione dell'intero anno a causa di attacchi fitosanitari, si trova costretto a somministrare.
Ora.... io non voglio gettare in cattiva luce i viticoltori che fanno viticoltura convenzionale, ma che non mi si venga a dire che un vino certificato (che viene regolarmente sottoposto ad analisi chimica volta a verificare la totale assenza di TUTTI i principi attivi dei fitofarmaci e non solo.....) è una truffa e che il vino non certificato può essere chiamato biologico perché il produttore fa da garante!!!! è assurdo!!! Se lei non utilizza questi prodotti, non abusa con la solforosa, si sottoponga a certificazione (che tra l'altro riceve pure contributi dalla comunità europea... circa 500 €/ha) e si faccia garante di una viticoltura più sana ma sopratutto non disorienti i consumatori dando informazioni forvianti.....(della serie... caro consumatore intollerante alla solforosa bevi il mio vino che tanto se poi stai male in etichetta c'era scritto che conteneva solfiti!!) Per quanto riguarda gli aspetti della locazione dell'azienda... che dire... non per niente esistono le "zone vocate". Inoltre se una persona si fa un'azienda affianco alla saras è difficile che un ente certifichi quell'azienda non le pare!!! anche perché nei regolamenti comunitari è disciplinata la presenza di frangiventi per evitare gli inquinamenti derivanti dal vento, sono previste analisi delle acque, pensi che addirittura NON può essere utilizzato letame se non certificato!!!!
chiudo dicendo che la fiera dei vini naturali, non significa che questi siano bilogici!! e se anche dovesse trovare sul mercato (perché aimè le eccezioni ci sono!!) un vino certificato che non risponde alle caratteristiche previste..... ha il dovere di denunciarlo alle autorità competenti!!
Mi scuso se mi sono dilungato troppo.... ma troppe volte ho dovuto combattere con annate in cui correvo il rischio di perdere le produzioni perché non potevo effettuare trattamenti... e quando offro un bichiere del vino di babbo a mia nonna che ha piu di 100 anni mi dice...xbacco!!!
Postato Sabato, 22 Maggio 2010 - 02:21
Trovo questa discussione molto stimolante, sto capendo molte cose riguardo il biologico... una cosa non mi è chiara e spero che qualcuno me la possa spiegare.

Da consumatore sento parlare di RAME, ma a cosa serve??? fa male??? Dove si mette???

Grazie in anticipo...
Botritys
Postato Venerdì, 21 Maggio 2010 - 21:22
Buonasera a tutti anche se sono un pò stanco dopo circa 12 ore di vigna ,voglio rispondere al Sig. xbacco, che secondo me non a capito quello che intendevo.

Comunque iniziamo con il rame, che assieme allo zolfo è l'unico curativo ammesso in agricoltura biologica in percentuale altissima, cosa propio sbagliata, dimenticavo sotto forma di idrossido di rame, cioè in particelle grossolane rispetto ad altri prodotti come l'ossicloruro ecc. che anno le particelle talmente sottili da essere assorbite completamente dalla pianta quasi come un sistemico.

Tornando al discorso che in Italia le certificazioni sono tutte più o meno ridicole ti spiego perchè. Prima di tutto è molto difficile al giorno d'oggi trovare un frutto o un ortaggio o ancora meglio un animale diciamo biologico, non può esistere perchè tutto il sistema è inquinato, figuriamoci se questo prodotto arriva da una regione ad alto tasso di inquinamento, o magari vicino c'è l'areoporto, o ci passa l'autostrada, sono solo alcuni esempi, se poi invece l'azienda si trova a bassa altitudine in zona umida ecc. Io ti garantisco che se non fanno minimo sei trattamenti di rame come mi ha riferito una collega di una azienda che produce uva certificata biologica non si vendemmia. Ma se si fermassero al rame andrebbe anche bene, ma secondo me non è così.

Pochi minuti fa ho ricevuto gli analisi riguardo una fiera di vini naturali a Sarego vicino Verona risultato su 97 vini 11 presentano tracce di sostanze altamente tossiche, capisci cosa ti vogli dire,e comunque Barrosu è uno dei più genuini chiamiamolo così.
Nonostante tutto, viviamo in una zona ad inquinamento zero, sempre ventilata, se i prodotti non sono genuini quì da noi non lo sono da nessuna parte del mondo.
Le certificazioni sicuramente aiutano nell'aspetto commerciale ma per il resto sono solo fumo e non arrosto, io se ho fame preferisco l'arrosto.
Comunque mio nonno che è mancato alla tenera età di 97 anni diceva sempre, il formaggio si fa dal latte di alta montagna e il vino si fa anche dall'uva, lui era un povero pastore e ci ha insegnato a mangiare e bere non in quantità ma in qualità, quando a dicembre devo trovare il maiale per i salumi da provvista che produco per la famiglia e gli amici vado diverse volte per controllare cosa mangiano se sono a pascolo brado o se il pastore vuole fare il furbo.e in questi ultimi anni sono stato veramente contento dei maiali che mi son capitati. Spero di non avervi annoiato buonanotte a tutti.
Postato Giovedì, 20 Maggio 2010 - 22:58
Concordo pienamente sul fatto che sia necessario andare a conoscere il produttore, ma mi chiedo perchè non farlo direttamente su aziende che sono già certificate per cui a monte c'è quentomeno un controllo preliminare? (vedi meloni, vini evaristiano, altea ilotto, s'attra sardinia).

Se posso permettermi di fare una precisazione, nelle produzioni da agricoltura biologica (e quindi nei vini volgarmente detti bio) E' ASSOLUTAMENTE VIETATO L'USO DEL RAME!!!! ecco perche esistono aziende certificate e gli enti certificatori!!!! Per evitare che produttori dicano che il loro vino è biologico ma in realta applicano pratiche colturali e di cantina che esulano dai manuali di produzione biologica!!!

Comunque se lei non "crede in queste cose" come sostiene all'inizio del suo commento mi chiedo come possa poi dire che dal prossimo anno il suo vino sara certificato!!! Devo comunque ammettere che il suo vino è di grande levatura ed esprime in modo magistrale la tipicità del territorio di produzione e sarebbe bello poterlo annoverare tra le produzioni biologiche della nostra terra. Se vuole farsi un'idea piu precisa sulla vitcoltura biologica domani ad Oristano c'e un convegno proprio su questo tema.
xbacco
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