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17 Maggio 2010

Vernaccia di Oristano

La Vernaccia di Oristano è un vino a cui tengo moltissimo portabandiera dell’enologia sarda del mondo, un po’ trascurato in patria.
Mi è capitato spesso di parlare con i produttori e purtroppo le considerazioni sono unanimi, la Vernaccia si vende poco e alcuni produttori ormai la producono in piccole quantità come D.O.C. destinano la gran parte delle uve alla vinificazione di un vino giovani immediati e profumati, adeguato ai gusti moderni con la denominazione I.G.T. La sopravivenza di questo prodotto e affidata ormai a pochi produttori appassionati, in quanto oggi non è semplice tenere un prodotto dormiente per anni in cantina senza vederne i frutti economici in tempi brevi.

Entrando in una vecchia cantina che produce Vernaccia di Oristano si sentono quei profumi caratteristici che per chi è stato a Jerez associa inequivocabilmente allo Sherry con cui ha molto in comune .E’ un’emozione vedere botti di diverse annate lontane nel tempo, che racchiudono al proprio interno vini che non aspettano altro che essere riscoperti. Vi ricordo che è uno dei vini più longevi al mondo, nato ossidato non teme l’aria o gli sbalzi di temperatura. Non è un vino semplice soprattutto se si ha a che fare con vecchie riserve, ma le sensazioni e le emozioni che può dare sono entusiasmanti.
Da meditazione è un compagno ideale, prendetevi cinque minuti del vostro tempo, un bicchiere di Vernaccia roteatelo e fate piccole aspirazioni, ha un profumo amaliante che cambia e rivela note e sfumature odorose complesse in continua evoluzione, in bocca poi ha una persistenza difficile da riscontrare in altri vini. Per quanto riguarda la provenienza alcuni sostengono che sia arrivata in Sardegna dal porto di Tharros portata dai Fenici, altri sostengono che sia un vitigno autoctono mentre il nome deriva dalla parola latina vernacula (del posto).

La leggenda dice che abbia origine dalle lacrime di Santa Giusta patrona di Oristano e che abbia proprietà terapeutiche tanto che nei secoli scorsi veniva utilizzato contro la malaria. Lo scrittore Giuseppe Dessì scriveva che la Vernaccia da secoli parlava sardo e che bevendo Vernaccia noi Sardi abbiamo combattuto malaria e malgoverno. Anche Eleonora d’Arborea nella “Carta de Logu” del 1335 né promuoveva la diffusione.
In campo internazionale ha avuto innumerevoli riconoscimenti, Hugh Johnson nella sua famosissima guida mondiale cita la Vernaccia di Oristano Antichi Gregori della cantina Contini fra i 20 vini italiani da bere prima di morire. Nel panorama mondiale si colloca affianco ai vini di Jerez dell’Andalusia e ai Vin Juane della Giura. Viene prodotta nella bassa valle del Tirso da uva a bacca bianca, con grappolo medio-piccolo e acini piccoli, prediligi terreni alluvionali e fertili. Superficie totale coltivata di 400 ettari e 80q.li/ha la resa. Il tipico allevamento e ad alberello, ma ultimamente và affermandosi la spalliera.

Le caratteristiche organolettiche tipiche gli vengono conferite dalla maturazione che avviene in botti scolme di castagno da 600lt riempite per il 75-80%. I lieviti formano il velo chiamato “flor” che permette un invecchiamento di tipo ossidativo che da alla Vernaccia i tipici sentori. Vino da meditazione di altri tempi le vecchie riserve, si presenta di colore giallo ambrato alla vista,ampio e intenso al naso, caldo e sapido, con lunghissima persistenza gusto-olfattiva.
Ampiamente usato anche in cucina per preparazione di pesci e carne.

Augusto Piras
Wine Editor - Sommelier
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