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20 Aprile 2012

I diritti d'impianto non devono essere aboliti

L’abolizione dei diritti di impianto porterebbe gravi distorsioni all’interno delle aree viticole e una crescita della viticoltura industriale, con ricadute negative anche sul reddito dei produttori. E’ quanto rileva la Coldiretti, in riferimento ai lavori del Gruppo di Alto livello sulla liberalizzazione degli impianti. La battaglia per il mantenimento del sistema dei diritti di impianto dei vigneti – precisa la Coldiretti – va condivisa anche perché l’attuale normativa comunitaria è fortemente penalizzante per le aree vocate e tradizionali dell’Europa mediterranea; il mantenimento dei diritti contribuirebbe a mantenere in equilibrio il vigneto Ue, sfavorendo la delocalizzazione verso le aree del nord e dell’est Europa.

Il tema della liberalizzazione dei diritti di impianto non può essere visto senza considerare il complesso delle regole stabilite all’interno della attuale Ocm vino che - ricorda la Coldiretti - prevede tra l’altro la conferma dello zuccheraggio. Questa pratica, mantenuta nell’attuale quadro delle regole comunitarie, va rimessa quindi in discussione dal momento che va riaffermato il principio della vocazione territoriale.

Il quadro normativo attuale – prosegue la Coldiretti - mantiene una disparità non accettabile nella definizione di vino in ambito comunitario in quanto in Italia e nell’area mediterranea il vino è ottenuto esclusivamente dall’uva, mentre il vino dell’Europa continentale è un prodotto che non necessariamente è ottenuto solo dall’uva perché di fatto viene data la possibilità di aggiungere lo zucchero che ottenuto dalla barbabietola o dalla canna da zucchero, ha spesso una provenienza extra Ue. Già oggi pertanto – segnala la Coldiretti - si assiste ad una situazione di vantaggio competitivo per le produzioni del Nord e dell’Est Europa; situazione che, insieme alla liberalizzazione delle superfici vitate – prevista a partire dal primo gennaio 2016 – potrebbe spingere a una forte delocalizzazione delle superfici vitate.

L’effetto della liberalizzazione va poi anche valutato – informa la Coldiretti - alla luce del crescente potere contrattuale della distribuzione, l’incremento di quota di mercato dei nuovi vini varietali da tavola e il crescente fenomeno delle “Private e Proprietry Label” nel vino. Queste ultime tendenze insieme allo zuccheraggio e alla liberalizzazione avranno un effetto devastante sulla vitivinicoltura tradizionale del mediterraneo determinandone una forte spinta verso la delocalizzazione. Qualsiasi forma di transizione verso un sistema non basato sui diritti di impianto in ambito UE non potrà essere accettato – conclude la Coldiretti - senza rimettere in discussione la possibilità di utilizzare le zucchero per aumentare la gradazione dei vini prodotti nelle aree meno vocate dove il vigneto Ue tenderà a spostarsi.

www.coldiretti.it

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