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2 Giugno 2017

Figlia di Mauro ed Elisabetta, è l’energia del nuovo che valorizza la tradizione

Il presente e il futuro di Poggiopiano si chiama Martina

IGV – Sei giovane (23 anni n.d.r.) eppure trapeli la certezza di chi sa cosa vuol fare nella vita. Com’è nata la tua passione per il vino?

Il lavoro di babbo Mauro e mamma Elisabetta mi ha sempre affascinata: mi intrufolavo in cantina mentre mio padre faceva travasi o degustava i vini, e in ufficio mentre mia madre lavorava. Mi piaceva partecipare anche semplicemente spillando fogli. Mi faceva sentire parte del ‘Team Poggiopiano". Il vino è l’anello che congiunge i miei interessi: natura, scienza, arte, viaggi, contatto con le persone, mangiare (bene) e bere (bene). 

IGV – Come ti sei formata per lavorare in questo mondo?

Mi sono laureata con la lode in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze, con una tesi sulla Quercetina, analizzando l’effetto di alcuni aspetti agronomici ed enologici sul tenore di questa molecola nelle uve e nel vino. Ma anche la danza classica mi ha plasmata: mi ha insegnato a lavorare in gruppo, a rispettare il lavoro degli altri, la cura dei particolari e a non lasciare niente al caso. Mi sento una ballerina-enologa e perfino motociclista: forse è strano, eppure sono tutte passioni che ho coltivato con amore. 

IGV- Hai fatto molte esperienze all’estero…

Ho cominciato a viaggiare da sola molto presto: a 9 anni per un viaggio-studio a cui ne sono seguiti molti altri tra Inghilterra e Stati Uniti: inoltre è sempre stato un piacere seguire mio padre alle fiere (Italia, Germania, Olanda, Austria, Danimarca, Stati Uniti…) in qualità di Assistente alle Vendite. Nel 2015 ho visitato le regioni del Bordeaux e Saint Emilion. Una bella esperienza dal punto di vista enologico e umano, consumata in una zona dove le mani sporche di vino sono un orgoglio, assaggiando vini che fanno capire tanto dell’enologia. L’anno successivo sono andata a vendemmiare in Nuova Zelanda che mi ha fatto scoprire quanto diverso e simile possa essere il vino dall’altra parte del mondo, per cultura, metodi di lavoro e natura incontaminata. 

IGV – Cosa vuol dire imparare un mestiere come questo?

Imparare qualcosa che è passione, divertimento e avventura, e che perciò compensa completamente la fatica che c’è dietro. 

IGV – Cosa condividi, a livello lavorativo, con i tuoi genitori e cosa invece vi divide?

I miei genitori hanno sempre fatto meglio e di più: se vedi le foto di Poggiopiano quando hanno iniziato non lo riconosci. In questo credo di essere loro degna erede. Siamo tre menti diverse, e questo è il nostro ‘asso nella manica’: sono pochi gli aspetti su cui non concordiamo e riusciamo sempre a trovare un punto in comune per una discussione costruttiva. Tutti e tre siamo orientati verso le cose semplici e genuine. C’è molta tradizione a Poggiopiano, ma loro sono sempre stati disposti ad accogliere l’nnovazione, e io sono felice di fare da traino in questo caso. Adesso dovranno stare all’erta perché di idee ne ho fin troppe: riusciranno a starmi dietro? 

www.poggiopiano.it

 

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