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11 Luglio 2011

In campo per i Mille orti in Africa

L'Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC) scende in campo e sostiene i Mille orti in Africa, l'ultima sfida di Slow Food lanciata in occasione di Terra Madre 2010, incontro mondiale delle comunità del cibo. «Aderire a questa grande iniziativa significa voler guardare un po' più in là del nostro naso e aprirsi ai grandi problemi che affliggono il pianeta. Crediamo nel valore strategico del progetto e pensiamo possa essere un'azione concreta a favore di molte popolazioni nel Sud del Mondo», afferma Renzo Ulivieri, presidente dell'AIAC.

La rete internazionale di Slow Food si sta mobilitando per finanziare la nascita di mille orti scolastici, comunitari e familiari in tutto il continente africano. Gli orti saranno realizzati prima di tutto nei Paesi in cui la rete di Terra Madre è già solida (Kenya, Uganda, Costa d'Avorio, Mali, Marocco, Etiopia, Senegal, Tanzania...) e poi negli altri. Saranno gestiti dalle comunità di Terra Madre e coinvolgeranno tutta la popolazione, in particolare agricoltori, studenti e insegnanti e soprattutto le donne, poiché sono queste ultime ad avere la responsabilità principale dell'alimentazione nelle famiglie.

Con questa iniziativa Slow Food vuole riportare l'attenzione sui valori di un'agricoltura rispettosa dell'ambiente che favorisce la sovranità alimentare, dando alle comunità la possibilità di scegliere cosa coltivare e quindi cosa mangiare. Gli orti, infatti, saranno coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell'acqua) con varietà locali e secondo i princìpi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. Il progetto, inoltre, intende promuovere lo scambio di sementi tra le comunità per salvaguardare la biodiversità e migliorare l'autonomia dei contadini.

Adottare un orto in Africa significa contribuire alla formazione di giovani agricoltori e dare loro «l'opportunità di lavorare nella propria terra così da non dover migrare in altre zone del paese o all'estero» racconta Lhoussaine El Rhaffari, coordinatore dell'iniziativa in Marocco. Per le comunità locali, infatti, gli orti possono rappresentare un'importante fonte di cibo sano e un'integrazione del reddito.
«Il progetto è l'occasione per riscoprire e conservare il sapere degli anziani, e sono sicuro darà alle nuove generazioni la capacità di concorrere allo sviluppo del loro Paese». Come Edward Mukiibi, coordinatore del progetto Slow Food in Uganda, la pensano i molti colleghi africani che contribuiranno alla rete verde dei mille orti.

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