20 Marzo 2012

Liberalizzazione vigneti, Confagricoltura al Parlamento Europeo: "Occore impedire una riforma destabilizzante"

Confagricoltura, intervenendo a Bruxelles all’incontro organizzato dal Parlamento Europeo sulla liberalizzazione degli impianti vitati, ha ribadito il suo “no” alla norma introdotta dalla riforma dell’Organizzazione comune di mercato del Vino del 2008, che prevede la fine dei diritti di impianto al 31 dicembre 2015 (attualmente i nuovi vigneti possono essere impiantati solo se supportati dai diritti posseduti dal viticoltore o, in casi particolari, attinti da una riserva regionale).

“Sono quattro anni che stiamo conducendo una battaglia contro la liberalizzazione dei vigneti che, se sarà concretizzata, porterà alla destabilizzazione del settore vitivinicolo - ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi -. In questo periodo si è rafforzato il fronte, costituito da 14 Paesi e guidato proprio dall’Italia, con gli altri Paesi a grande vocazione viticola, che punta ora a formare il blocco di maggioranza necessario a cancellare la legge”.

“Eliminare i diritti di impianto avrebbe – spiega Guidi - conseguenze gravissime: aumento incontrollato delle superfici a denominazione d’origine, eccedenze nell’offerta, concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi, flessione del valore del vigneto, affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia”.

“Senza il sistema dei diritti - prosegue il presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli - crollerebbe la base della piramide qualitativa del nostro sistema di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i produttori italiani ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e ampelografico”.

“C’è anche il problema - secondo Confagricoltura – che la liberalizzazione darebbe più spazio ai vini varietali, ovvero ai vini comuni che riportano in etichetta anche l’annata ed il vitigno. Queste produzioni, se non adeguatamente limitate, nel tempo andranno a minare il mercato dei vini Igt/Igp che storicamente puntano soprattutto sul luogo geografico di provenienza e sul vitigno”.

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