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25 Novembre 2011

Salone del Gusto: un marchio che vale 2,35 M€ e genera ricadute sul territorio per 65 M€

E dal 2012 Salone del Gusto e Terra Madre saranno un evento unico, interamente aperto al pubblico

Il Salone del Gusto è un marchio che vale 2,35 milioni di euro e le sue ricadute sul territorio, materiali e immateriali, si attestano intorno ai 65 milioni. Questo è quanto emerso stamattina a Torino Incontra nella presentazione della ricerca “Salone del Gusto: l’impatto sul territorio e il valore del marchio”, promossa dalla Camera di commercio di Torino e realizzata da IP Finance Institute e ICM Research.

Organizzato ogni due anni da Slow Food con Regione Piemonte e Città di Torino (proprietarie del marchio per un terzo ciascuno), il Salone del Gusto è un evento unico nel suo genere, caratterizzato da un’offerta ampia che si rivolge non solo al mondo dell’enogastronomia, ma che rappresenta per il territorio piemontese e nazionale un’opportunità preziosa dalle ricadute economiche, sociali e culturali.

Apre il seminario Guido Bolatto, Segretario generale della Camera di commercio: «Il nostro obiettivo era quello di rilevare elementi quantitativi reali e attendibili, ma anche qualitativi, per cogliere il valore economico di un evento internazionale come il Salone del Gusto e il suo rapporto con il sistema economico locale. Da questi dati si può partire per pianificare gli investimenti e le scelte di marketing territoriale di istituzioni pubbliche e private, considerando anche le caratteristiche peculiari del marchio. Il Salone infatti porta con sé progetti che poi hanno una continuità nel tempo e sul territorio e soprattutto capovolge il modello della fiera enogastronomica tipica, considerando i prodotti esposti non come il fine, ma come il mezzo per costruire una cultura enogastronomica. E a beneficiarne è anche Torino, che una volta di più appare come città laboratorio, capace di innovare non solo in campo produttivo, ma anche negli stili di vita».

Lo studio e la valutazione hanno messo in evidenza come il Salone del Gusto sia un evento dall’ampia ricaduta sul territorio che lo ospita, valutabile attraverso: gli investimenti per l’organizzazione del Salone (8,7 M€ nell’edizione 2010, di cui circa il 90% viene “speso” sul territorio piemontese), le spese in città e nella regione da parte del pubblico in visita all’evento (stimate, attraverso una segmentazione per profilo di consumo dei 200.000 visitatori dell’edizione 2010, in oltre 30 M€) e gli oltre 25 M€ con cui sono stati certificati da una società terza i valori di reputazione e notorietà dati dalle rassegne stampa, audio e video (al netto della presenza sui giornali stranieri, sul web e sui media a livello locale).

ICM Research, in collaborazione con l’IP Finance Institute, ha dunque stimato il valore economico del marchio Salone del Gusto in 2,35 milioni di euro. «La valutazione evidenzia la rilevanza strategica del brand in un mercato in forte crescita come quello dei prodotti e del turismo enogastronomici – sottolinea Pier Angelo Biga, Direttore dell’IP Finance Institute e AD di ICM Research – Esso rappresenta un importante vettore di sviluppo dei prodotti e della cultura del settore di riferimento, con un alto impatto territoriale e con un elevato potenziale inespresso».

Accanto all’accreditamento sempre maggiore e alla sua reputazione, il Salone ha vissuto negli anni un’evoluzione numerica importante: si sono riscontrati un notevole aumento nei visitatori (dai 138.000 nel 2002 ai 200.000 nell’ultima edizione) e un trend crescente nella partecipazione degli espositori (passati da 500 a 912 in cinque edizioni), a cui si abbina il loro giudizio positivo sulla presenza all’evento (il 37,8% l’ha giudicata fondamentale o molto importante e il 48% importante).

Nella valutazione hanno avuto un forte impatto, al di là ovviamente dell’ampiezza di un’offerta enogastronomica unica nel mondo, anche le attività educative rivolte ai bambini e agli adulti, le conferenze e la promozione in generale di una maggiore consapevolezza verso il mondo del cibo e le nostre scelte alimentari (anche quelle quotidiane).

«Ringrazio innanzitutto la Camera di commercio di Torino che ha voluto questa complessa ricerca. Ci sono due risultati che vorrei evidenziare. Uno è che per la prima volta grazie a questo studio abbiamo in mano dati economici certi che possiamo diffondere e comunicare sia ai nostri investitori, sia al territorio che ospita l’evento. L’altro mette in luce il ruolo fondamentale di Slow Food nel contribuire all’immagine e alle ricadute positive del Salone Internazionale del Gusto. Per questo motivo, chiederemo nel futuro alla nostra rete internazionale di partecipare attivamente all’evento – commenta Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, anticipando un elemento importante per la nuova edizione, che si terrà al Lingotto Fiere dal 25 al 29 ottobre prossimi –. Nell’edizione 2012 si realizzerà la piena integrazione di Salone e Terra Madre che diventeranno un evento unico, per la prima volta interamente aperto al pubblico. Inoltre, per valorizzare il lavoro che la nostra associazione fa in tutto il mondo per concorrere al successo del Salone, nel 2012 il Lingotto Fiere ospiterà, in contemporanea, il Congresso internazionale di Slow Food, con 800 delegati provenienti da tutto il mondo».

«Ricordiamo tutti come Torino sia stata per anni l’incarnazione di un modello di one factory town, una città la cui identità era centrata intorno al ruolo manifatturiero. Sappiamo come tra gli anni 80 e 90 quel modello sia entrato in crisi e si sia dovuto fare i conti con il termine declino. Poi c’è stato il rinnovamento, Torino è diventata una città plurale: industriale, finanziaria, universitaria, culturale e turistica. Salone del Gusto, Terra Madre e Slow Food rappresentano un patrimonio eccezionale e sono state una delle leve di questo cambiamento, fatto confermato non solo dalla percezione ma anche dalle cifre presentate oggi», dice il sindaco Piero Fassino.

Durante il suo intervento Giovanna Quaglia, assessore al Bilancio della Regione Piemonte ha evidenziato come il Salone del Gusto sia un patrimonio da valorizzare da parte delle istituzioni non solo come evento ma come investimento per il futuro e opportunità educativa e di crescita per i giovani.
«Al di là dei numeri, il valore del Salone è potenziato dalla concomitanza, a partire dal 2004, con Terra Madre, poiché Torino e il Piemonte sono diventati la casa in cui parlare di agricoltura, cibo buono, sostenibilità ed equità», conclude Carlo Petrini, presidente di Slow Food.

La ricerca è scaricabile cliccando qui

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