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21 Marzo 2011

Vogliamo che gli italiani tornino a bere? Lezione di comunicazione e marketing nella quinta intervista di vinitaly

L’export è remunerativo nonostante la concorrenza, ma nessuno può trascurare il mercato interno, nemmeno i grandi produttori. Servono una politica di comunicazione che porti a un Rinascimento culturale agricolo e naturalistico del nostro Paese e un corretto utilizzo delle strategie di marketing, che permettano soprattutto alle piccole aziende che si sono affacciate sul mercato negli ultimi 10-15 anni di emergere. Questa settimana rispondono alle domande di Vinitaly Adriano Orsi di Fedagri-Confcooperative, Sandro Boscaini presidente di Masi, il giornalista Luca Maroni, Chiara Lungarotti presidentessa del Movimento Turismo del Vino e Giuliano Dell’Orto direttore creativo di RobilantAssociati.

Verona, 21 marzo 2011 – “Le aziende italiane vanno incoraggiate a guardare all’estero” dice Adriano Orsi, presidente del Settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, ma “di fatto non si vive di solo export”, puntualizza Sandro Boscaini presidente di Masi, uno dei marchi più rappresentativi dell’Italia enologica nel mondo, perché “non a caso – spiega Giuliano Dell’Orto, direttore creativo di RobilantAssociati – le marche che nella loro identità veicolano un forte legame con il Bel Paese beneficiano maggiormente dell’effetto traino” sui mercati internazionali.
La quinta serie di interviste a istituzioni di categoria, produttori, comunicatori, operatori della distribuzione, pubblicitari/esperti di costume realizzate da Vinitaly (7-11 aprile 2011) sul recupero del mercato interno alla luce del calo dei consumi – pubblicato e aperto al dibattito sul sito www.vinitaly.com - è un compendio delle cose da fare.
“Vogliamo che gli italiani tornino a bere di più?”. Boscaini pone la domanda e dà anche la risposta: “Serve una politica di comunicazione che spieghi la naturalità e le virtù del vino come nobile prodotto della nostra tradizione più antica”.
Serve “un Rinascimento culturale agricolo e naturalistico del nostro Paese – dice il giornalista Luca Maroni -, attraverso un progetto strategico che divulghi l’Italia del vino e degli alimenti come un fenomeno e spettacolo naturalistico, esempio di bellissime umanità virtuosamente applicate”.
Servono, per Giuliano Dell’Orto, poche regole di grande efficacia, valide specialmente per le piccole aziende che rappresentano il tessuto produttivo italiano, ma che non si possono permettere grandi investimenti pur avendo un ruolo importante nel veicolare l’eccellenza e la ricchezza dell’offerta straordinariamente ampia e qualitativa, espressione di quel genius loci che è patrimonio esclusivo del nostro Paese:

  • focalizzare gli elementi distintivi e connotanti dell’impresa;
  • definire un set di strumenti adeguati ed efficaci per la corretta comunicazione;
  • costruire un linguaggio di marca unicizzante e facilmente riconoscibile;
  • procedere a una razionalizzazione del portfolio d’offerta che sia coerente con la cultura dell’impresa e ben organizzato secondo le esigenze del consumatore;
  • assicurarsi che i prodotti siano comunicati in maniera efficace da un packaging in grado di raccontarne la specificità.

“La comunicazione – spiega Chiara Lungarotti presidentessa del Movimento Turismo del Vino - è un problema in particolare per i tanti piccoli produttori che in questi ultimi dieci-quindici anni sono arrivati sul mercato, che oggi necessitano di una riconoscibilità e visibilità e di un posizionamento nel mercato”. Per tutti, “il turismo del vino può essere di grande aiuto in termini di promozione e comunicazione, perché aumenta la consapevolezza della qualità del prodotto, sia per il turista italiano che per quello straniero”.

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