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28 Aprile 2016

Intervista a Michele Cinus e Francesco Loi di Brew Bay Beer

Continua il viaggio nella Sardegna brassicola alla scoperta dei birrifici e dei birrai che stanno facendo grande la nostra isola. Alcuni giorni fa ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Michele Cinus e Francesco Loi, fondatori di Brew Bay Beer, realtà ultra dinamica nata nel 2014 a Quartu Sant’Elena. Michele e Francesco ci hanno parlato delle loro birre, della loro storia e di questa magnifica avventura chiamata Brew Bay! Ecco l'intervista.

Come è nata la vostra passione per la birra? 

Michele. La passione per la birra è nata dalla birra stessa, semplicemente bevendo, in questo modo abbiamo incontrato prodotti differenti da quelli comuni e in seguito la nostra curiosità ha fatto il resto.

Francesco. Sicuramente i festival ci hanno aperto la mente, più di 10 anni fa abbiamo iniziato ad assaggiare prodotti mai provati prima, la prima generazione dei birrifici sardi e italiani, portandoci in un mondo nuovo, sentivamo dei sapori che non pensavamo mai di ritrovare in una birra e da li abbiamo iniziato ad intensificare questa passione informandoci su cosa c’era dietro.

Anche voi, come la maggior parte dei vostri colleghi siete partiti dall’homebrewing?

Francesco. Si, siamo partiti dall’homebrewing, anche se non abbiamo mai fatto parte di nessuna associazione, stavamo in compagnia delle persone che amavano la birra e volevano parlare di questa. 

Raccontateci com’è iniziata la vostra avventura, e che cosa significa Brew Bay?

Michele. Brew Bay è un’avventura fantastica, è nata in maniera naturale, senza forzare mai nulla, da momenti passati al mare tra un brindisi in spiaggia al tramontare del sole o durante momenti goliardici di puro divertimento tra amici, dove tra idee giocose e altre più serie seminavamo quelle che erano le basi per ciò che piano piano abbiamo costruito e tutt’oggi ancora costruiamo.

Per quanto riguarda il nome, Brew in inglese significa fare, mischiare, nel mondo della birra è legato proprio al “fare la birra”.

Bay significa baia, era un volersi associare a quello che era il nostro obbiettivo all’interno di un area geografica, la Sardegna, più precisamente l’area di Quartu Sant’Elena, localizzandoci in quello che era il Golfo degli Angeli, che è presente nella grafica del nostro logo.

Non solo, Brew Bay per assonanza assomiglia ad una parola sarda, brebei, un animale legato a diverse produzioni artigianali anche di grande importanza per la Sardegna. Ci piaceva creare un legame forte con la lingua sarda e sempre nel nostro logo sono presenti dettagli che richiamano alla tradizione della nostra Sardegna. 

Come nasce una vostra birra e qual è la vostra filosofia produttiva? 

Francesco. Noi pensiamo che una birra debba essere bevuta nella maniera più semplice possibile, le abbiamo realizzate con un bel carattere e al contempo facili da bere, devono arrivare facilmente a chi le beve, nonostante dietro ci sia uno studio e una ricerca articolati.

Le nostre birre ci rappresentano, siamo partiti da stili che a noi piacciono, personalizzandoli, dalla più semplice alla più complessa.

Michele. Bere una birra è un atto conviviale e sociale. Allo stesso modo è ugualmente bello potersi bere una birra da soli, e quando ti bevi una birra da solo sei di fronte a lei e godi appieno di tutti i suoi dettagli, lei deve comunicarti qualcosa, e se riesce a farlo, se ti stimola delle emozioni per il birraio è uno dei riconoscimenti più grandi che si possono ricevere.

La nostre birre nascono dalla voglia di comunicare un qualcosa, quando bevi una birra ricerchi il piacere e oltre alla semplice stimolazione positiva ci interessava anche andare stimolare la memoria, quella che può essere l’emotività e l’esperienza di ogni singolo individuo legata a un territorio.

Questo è Brew Bay e queste sono le birre Brew Bay. 

Quante e quali tipi di birre producete?

Francesco. Al momento produciamo quattro birre, una Belgian Ale, la Q-Nata, una APA, la E.Q.U.A. (esperimento Quartese APA) una nostra interpretazione di una America Pale Ale, una Double Dark IPA, il nostro lato oscuro della forza la Darqside, infine la Doxi una Dark Strong Ale.

Michele. Tutte le nostre birre sono complesse dal punto di vista organolettico. Sappiamo tutti che la birra è fatta dall’acqua, dal malto, dal luppolo e dal lievito, ma bisogna ricordare che di questi esistono tanti tipi e ci sono anche tanti ingredienti secondari che possono aiutarti ad ampliare lo spettro gustativo di una birra, ad esempio la Q-Nata è una birra che si basa sulla semplicità e facilità di beva al contempo risulta essere un progetto complesso dove sono state ammaestrate con successo numerose materie prime. E’ una birra chiara che alla piacevole beva accompagna una freschezza e secchezza con dei piacevoli dettagli speziati e primaverili.

Francesco. La E.Q.U.A. è ispirata ad uno stile americano da noi reinterpretato, avvicinandolo a quello che è il nostro territorio infatti viene aggiunto il miele di corbezzolo, un miele molto aromatico e abbastanza amaro che si lega benissimo con i luppoli e con i malti che sono stati utilizzati, in questa birra ritrovi quelle che sono le nostre origini e le lunghe passeggiate nelle colline della Sardegna.

Michele. La Doxi è una birra molto complessa dal punto di vista brassicolo, vengono usate numerose materie prime, ma principalmente è incentrata sul ginepro.

Quando utilizziamo un prodotto che sia secondario per caratterizzare la birra cerchiamo generalmente di farlo sentire in modo predominante, attorno ad esso abbiamo utilizzato dei luppoli pinosi e resinosi che ti permettessero di amalgamare questa bacca. Tra l’altro il nome Doxi deriva dal fatto che il ginepro viene raccolto generalmente a fine estate, questo fa si che la birra sia pronta a dicembre quindi il dodicesimo mese dell’anno. Abbiamo affiancato alle bacche di ginepro del miele di agrumi, quindi la fase resinosa si affianca ad un’altra resina prodotta dalle api, inoltre troviamo dei malti tostati e biscottati in modo da riempire piacevolmente il palato. Il tutto esaltato dal lievito scelto, un lievito belga che mette in risalto la speziatura utilizzata, tra cui la presenza di un cioccolato leggermente piccante di un grande cioccolatiere di Cagliari, Gianluca Aresu.

L’ultima è la Darqside, una birra nera con dei sentori tostati, caffettosi e di liquirizia in particolare, a tutti questi sentori maltati abbiamo voluto affiancare dei luppoli che rendessero allegra questa birra.

Il nome deriva chiaramente da Star Wars e dai Pink Floyd, nell’etichetta Darth Vader è rivisto con la faccia della nostra “Brebei”. Un modo per sottolineare che niente nella vita deve essere giudicato per l’apparenza, tanto meno una birra.

Della Doxi e della Darqside abbiamo già svelato il significato dei loro nomi, cosa significano gli altri?

Francesco. Q-Nata, nata a Quartu. Dove è nato l’amore per la birra artigianale e l’amore per le birre Belghe, da qui l’idea di omaggiare il Belgio con questa birra.

Michele. E.Q.U.A. è l’acronimo di Esperimento Quartese APA, (American Pale Ale), dove abbiamo deciso di inserire in etichetta una cavalla ed un nuraghe, che ricorda una zona collinare tipica della Sardegna che accomuna entrambi questi soggetti, ovvero la Giara di Gesturi. 

Birre Brew Bay

Voi siete una Beer Firm, spiegateci cosa significa? 

Michele. Il termine Beer Firm ha subito ampie strumentalizzazioni, da alcuni viene definito come il modo più semplice di fare birra e il più semplice modo di fare business. Il che non è assolutamente vero, dietro una Beer Firm seria c’è studio, tanta passione, sacrificio e fatica.

Noi abbiamo girato tanto per scegliere il birrificio dove poter produrre, prima di trovare Birra Piacenza, conosciuto come Retorto, in loro abbiamo ritrovato quei dettagli che ci potevano interessare e produrre da loro per noi è una grossa scommessa. Ogni volta partiamo dalla Sardegna per essere presenti in birrificio per realizzare le cotte che vengono effettuate sempre sotto la regia tecnica del mastro birraio (nonché proprietario) che è sempre presente. Un nostro coetaneo che ringrazieremo sempre per l’esperienza e la disponibilità sempre dedicataci. Per quanto possa essere faticoso, sotto diversi punti di vista, spostarci per produrre ci permette di vedere e conoscere altre realtà che ci aiutano a migliorare e a crescere giorno dopo giorno. 

Da poco è stata approvata in parlamento la definizione di “birra artigianale” qual’è il vostro parere?

Michele. Sarebbe bello che le associazioni di categoria potessero portare avanti un’idea comune da parte dei birrifici che producono birra di qualità, per noi questa legge è ancora molto confusa. 

Quanto è importante la comunicazione nel mondo della birra al giorno d’oggi? Cosa ne pensate dell’utilizzo dei social come canale divulgativo?

Francesco. La comunicazione oggi come oggi è importantissima e fa parte del nostro lavoro, i social sono un mezzo potentissimo che cerchiamo di sfruttare al massimo, infatti con un costo pari a zero si riesce ad arrivare ovunque. Alcuni finalmente si stanno approcciando, ma bisogna anche capire che una comunicazione deve essere coerente e redatta in determinati modi. Una comunicazione sbagliata è un arma a doppio taglio, un boomerang che torna indietro.

Michele. In Sardegna da questo punto di vista bisogna togliere un po’ di ruggine, molto spesso non c’è nessuna comunicazione aziendale e molte piccole aziende non arrivano al consumatore        finale perché non c’è una base comunicativa, o peggio ancora c’è una diffidenza nei confronti di quella parola straniera che è “marketing”. Ci sono molte persone che sono incuriosite dal mondo della birra artigianale, bisogna saperlo proporre, bisogna trovare il modo di spiegare che esiste una birra differente a quella che la maggior parte delle persone sono abituate. Poi è ovvio che se dietro a quella comunicazione e a quel tipo di messaggio non c’è un prodotto di qualità, il discorso non regge.

Quindi in primis viene il prodotto, ovvero la birra. 

Il mercato delle birre artigianali Italiano conta ormai oltre 700 birrifici attivi, com’è possibile differenziarsi in questo mare di birra? 

Francesco. La domanda è legata a quella precedente, uno dei modi per mettersi in evidenza rispetto agli altri è utilizzare al meglio i mezzi di comunicazione, i social in primis e come ha detto Michele il tutto deve essere supportato dal prodotto e dalla sua qualità.

Michele. Come distinguersi? Il nostro obiettivo quando siamo partiti era quello di creare una birra che si potesse distinguere, che ti potesse dare un emozione, stimolare determinate corde e che fosse riconoscibile.

Questo è uscire al di fuori della massa, essere unici, un’unicità data dalla nostre idee. 

Siete presenti solo in Sardegna o il vostro mercato è rappresentato anche dallo stivale?

Francesco. Principalmente Sardegna, poi ci sono delle piccole realtà che hanno creduto in noi come Sicilia, Lombardia, Emilia Romagna, ma la Sardegna vista la nostra produzione rimane il nostro mercato più importante.  

Da poco Heineken ha lanciato sul mercato l’H41 una birra prodotta utilizzando un raro lievito scoperto in patagonia. Questa, assieme ad altre operazioni dei grandi marchi industriali non pensate che possano confondere il consumatore?  

Michele. Se vogliamo vederla in maniera negativa credo che tutto questo crei confusione.

In realtà riflettendo meglio su questo tipo di operazioni, io sono dell’opinione che possono giovare anche alla cosiddetta birra “artigianale”.

Il consumatore “XY” si chiederà cosa significhi 41 e scoprirà che si tratta di un certo tipo di lievito, scoprendo quindi la presenza e l’utilizzo di questo elemento nella birra. Si porrà quindi delle domande, e per noi produttori di birra artigianale è un grande assist per portare quest’ultimo alla scoperta di un modo diverso di bere al quale era abituato. 

Recentemente avete ottenuto due medaglie al Barcellona Beer Challenge e un primo posto al Sardinia Food Awards tenutosi al Forte Village, parlateci di queste esperienze.  

Michele. Il Sardinia Food Awards è un traguardo ottenuto proprio questi giorni. Ne siamo molto fieri perché teniamo molto alla nostra terra e cerchiamo di trasmetterlo oltre che con la comunicazione anche tramite i nostri prodotti che presentano caratteristiche e materie prime del nostro territorio. E’ una manifestazione dedicata alle eccellenze della Sardegna.

Barcellona invece è stata la nostra prima esperienza internazionale.

Dopo il successo ottenuto con la nostra Darqside a Rimini con Birra dell’Anno 2015, ci faceva piacere partecipare a questa competizione dove arrivano birre da tanti birrifici del mondo e da parte di realtà davvero importanti.

Per quanto riguarda i riconoscimenti, questi servono a ricordarti che stai lavorando bene, in maniera intelligente e ci stimolano a continuare e migliorarci.

Non avremmo mai pensato di vincere due medaglie, certo è che la medaglia d’argento con la Doxi e la medaglia di bronzo con la Q-Nata ci hanno fatto esplodere di gioia.

Visto che la premiazione era in concomitanza con gli Oscar del cinema, per festeggiare abbiamo anche creato una magliettina divertentissima con Leonardo di Caprio e Ennio Morricone. Se ve la siete persa, trovate la foto nelle nostre pagine Facebook, Twitter e Instagram. 

Cosa pensate del movimento birraio sardo? Stanno nascendo delle collaborazioni tra i vari birrifici? 

Michele. Diciamo che per noi la socialità è importante, nel senso che ci piace creare unione e creare delle collaborazioni. Con l’interazione e il confronto c’è sempre crescita. Secondo noi in Sardegna c’è bisogno di fare gruppo, potersi confrontare è la base per poter migliorare. Con alcuni colleghi ci stiamo riuscendo, altri rimangono più o meno indifferenti. 

Cosa dovrebbe prendere il mondo del vino dalla birra e viceversa? 

Michele.
La maturità, la capacità commerciale e la riconoscenza a livello internazionale. E ormai l’annoso discorso delle accise. 

Progetti futuri? Cosa bolle in pentola?

Michele.
In Brew Bay bolle una continua ricerca, sempre nuove idee sia a livello brassicolo che a livello di collaborazioni, abbiamo in progetto anche una nuova birra, ma per ora non possiamo svelarvi nulla.

Francesco: Abbiamo in programma diverse manifestazioni e dopo il Bosa Beer Fest appena passato ci riprendiamo un po’ per affrontare i numerosi impegni ormai già delineati per tutta l’estate.

Ci saranno delle manifestazioni qua nel territorio Sardo, come Isola Birra a Quartu Sant’Elena e Birr’Ajò a Uta, poi saremo impegnati per una manifestazione in Inghilterra ospiti del birrificio RAW Brewery. Ci sono anche altri progetti ma li scoprirete seguendoci su Facebook, diciamo che sarà per noi un’estate molto effervescente!

Quale è la vostra birra che vi rappresenta di più e perché? 

Francesco. Se tu avessi quattro figli, quale sceglieresti? Diciamo che ci rappresentano tutte quattro, le nostre birre sono le nostre creazioni.

Quali sono le birre che hanno avuto per voi un significato particolare? 

Michele. Westmalle, Orval a dimostrazione del nostro amore verso le birre Belghe. Ma anche italiane come la Zona Cesarini di Toccalmatto, mi ricordo ancora un festival, mi pare nel 2006, ci stregò. Hanno avuto e hanno tutt’ora un grande significato le birre di Lambrate alle quali siamo molto affezionati, anche grazie alla cordialità e ospitalità di Giampa. Noi andiamo a chiudere le nostre cotte sempre al bancone dell’Adelchi. E’ un rito.

E lui sa bene che lo aspettiamo qua in Sardegna per fargli vivere un po’ della nostra ospitalità.
 

Grazie a Michele e Francesco per questa bella chiaccherata, se volete approfondire la loro conoscenza vi cosiglio di seguirli sui social, TwitterFacebook e Instagram o sul loro sito www.brewbaybeer.com.

E adesso ditemi se dopo questa intervista non vi è venuta sete? A me si, salute!  

Stefano Serci
Le Strade del Vino.com Founder
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