6 Luglio 2011 Commenti 0
Il Carignano alla conquista dei mercati mondiali - Una giornata dedicata al vino-simbolo della cantina sociale di Santadi
SANTADI. «Il patrimonio di un intero territorio». Se il Basso Sulcis e Santadi sono conosciuti nel mondo, il merito è di un ambasciatore come il Carignano. È il vino che ha rivelato l'amore per il lavoro di tanti uomini e donne che hanno contribuito al successo della Cantina Sociale. Un risultato riassunto nei primi 50 anni di attività, festeggiati nel fine settimana. Se oggi un vino come il Terre Brune è degno di essere servito anche alla corte d'Inghilterra o alla tavola del Principe Alberto di Monaco, il merito è di scelte oculate che hanno privilegiato la qualità. Tutto è nato con una rivoluzione in cantina che risale al 1976.
Allora fu avviato un piano di risanamento che ebbe come artefice il presidente Antonello Pilloni ed alcuni suoi collaboratori, come Lino Cani. Nei primi anni Ottanta, tuttavia, fu decisivo l'incontro con il grande enologo Giacomo Tachis, la cui consulenza fu autorizzata dal marchese Antinori. Nacque così il Terre Brune che nel 1988 fu il primo «vino barricato» della Sardegna. Tutta la produzione vitivinicola della Cantina venne programmata con i nuovi criteri, legati alla cura del vino sin dalla lavorazione del terreno e della vite. Oggi la produzione dello stabilimento supera 1 milione e 700 mila bottiglie all'anno. Il 50% del prodotto raggiunge i mercati esteri (22 stati europei; 39 nazioni extraeuropee, comprese Cina e Nuova Zelanda). Sono 13 le etichette che caratterizzano la produzione. Le prospettive per il futuro sono positive. Qualche anno fa è stata avviata una nuova esperienza imprenditoriale con il marchese Nicolò Incisa della Rocchetta che ha consentito la produzione che sfiora le 300 mila bottiglie, di altri due vini d'eccellenza, Barrua e Montessu, destinati ad un mercato di nicchia.
Per i 50 anni è stato «inventato» un altro vino «Sardos», frutto anche questo della fervida intuizione di Giacomo Tachis e destinato a diventare il fiore all'occhiello dello stabilimento. Al grande enologo italiano, assente per motivi di salute, Santadi ha concesso la cittadinanza onoraria. I risultati positivi ottenuti dalla Cantina potranno costituire un incentivo verso una nuova cultura del lavoro per rivalutare l'agricoltura e la zootecnia, soprattutto se la Provincia potenzierà la formazione professionale nell'Istituto Agrario.
Fonte: La Nuova Sardegna











