17 Luglio 2017

Sardegna, la pigiatura in palmento. Lacos de catzigare - Paleoworking Sardegna

In Sardegna le più antiche testimonianze della coltivazione della vite risalgono al Bronzo Medio tardo (XV-XIV sec. a.C. ). Le ricerche sull’archeologia della vite e del vino nell’isola si sono notevolmente sviluppate in questi ultimi anni, tuttavia rimangono aperti numerosi interrogativi legati non solo alle origini e alle modalità della domesticazione della vite, ma anche alle metodologie di produzione del vino. Riguardo a quest’ultimo punto, chi scrive ha intrapreso uno studio finalizzato alla costituzione di un repertorio tipologico-funzionale dei cosiddetti palmenti, ovvero di quei manufatti impiegati nella fase di schiacciamento delle uve per pressione. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi in Sardegna, di scarso interesse presso gli archeologici e i ricercatori in genere. 

Gli esemplari giunti fino a noi pongono pertanto notevoli difficoltà di interpretazione e di datazione. Il lavoro di ricerca qui presentato, si è concentrato nel corso di questi mesi soprattutto in un piccolo centro del Barigadu (Sardegna centrale), Ardauli, caratterizzato da un paesaggio collinare in cui prosperano l’oliveto ed il vigneto lavorati ancora con metodi tradizionali. In queste vigne, in cui la vite è allevata ad alberello e l’aratura avviene ancora con l’asino, si coltivano decine di uve differenti: Bovale Sardo, Bovale di Spagna, Moscatello, Semidano, Vermentino, Nasco, Barbera Sarda, etc.. All’interno di questo territorio, attraverso varie campagne di indagine etnografica e di ricerca sul campo, sono stati individuati finora una quarantina di palmenti chiamati qui lacos de catzigare (vasche per la pigiatura), alcuni dei quali utilizzati fino ad epoca recente. Il loro numero è sicuramente destinato a crescere con il prosieguo delle ricerche, anche se l’abbandono delle campagne e il conseguente venir meno degli stili di vita tradizionali, può aver causato in questi ultimi anni l’obliterazione e/o la distruzione di molti di essi. La tipologia più comune, scavata nella roccia affiorante, è costituita da un sistema di due vasche comunicanti attraverso un foro o un’apertura a canaletta. Di grande interesse la serie di ortostati infissi a coltello che delimitano la vasca per la pigiatura. In questo territorio si conservano anche numerose vasche scavate su massi di roccia isolati.   

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English version

The stone presses constitute a fundamental element of the production process and they are of significant interest due to their historical and archaeological value. Those artifacts, being considered less valuable than others, have enjoyed relative anonymity on the Island. Furthermore, those we are in possession of are of doubtful and mysterious origin and it is difficult to interpret their typology and age. The aim of this research project is to clarify the topic through the establishment of a stone presses’ sample organised by type and function. This is to be achieved by employing experimental archaeology, etnoarchaeology and the multi-disciplinary archaeology of line production as approached by the ‘Archeologia dei Paesaggi’

Of those artifacts concerned with the production of wine, the millstones, 103 fixed rural wineries have been found: 12 within the Guilcer area and 91 within the Barigadu area. This is in addition to 53 movable containers connected to at least other 30 wineries.
Having analysed the evidence discovered, it is appropriate to assume that production was widespread in those areas for a long period of time, namely from the Nuragic period to the late Middle Ages.

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