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A Vinitaly la presentazione della carta geografica dell’areale viticolo Mamojà

Carta Viticola Mamoja

L’associazione dei viticoltori di Mamojada, Mamojà,  presenta in occasione del Vinitaly una cartina geografica in cui sono evidenziate sei zone o valli del proprio territorio dove ricade l’areale vitivinicolo di questo comune. La presentazione è a cura di Ian D’Agata in una masterclass dedicata a tredici vini delle nostre aziende presenti alla manifestazione, alle ore 10.30 di domenica 14 aprile nelle sale di degustazione tra il padiglione 9 e 10.

 L’intento è di valorizzare le particolarità dei vini, di  aiutare i produttori a presentarli meglio ai consumatori e accrescere così la conoscenza comune di questo territorio e la sua eccezionale vocazione vitivinicola. Mamojàda paese di 2500 abitanti è posta al centro della Barbagia, sotto i monti del Gennargentu. Il suo agro ha un’altitudine media di 736 m sul livello del mare.

I suoi terreni hanno origine da disfacimento granitico. Il paese ha una superficie vitata di 350 ha investiti per il 95% a Cannonau, il 5% per cento è investito a Granatza che è un vitigno bianco autoctono della Sardegna. L’allevamento della vite è per la maggior parte ad alberello, vi sono degli impianti a cordone speronato, alcuni a Gujot. Alcuni vecchi vigneti sono arati ancora con i buoi. I vini si distinguono per il particolare patrimonio aromatico e di gusto e  per la grande eleganza e bevibilità. Le cantine familiari sono circa 250, di queste quelle che mettono il vino in bottiglia sono circa 40, le cantine associate in  Mamojà sono 24.
Storicamente la viticoltura è presente da millenni in tutta l’isola, visti i ritrovamenti di vinaccioli all’interno di anfore nei Nuraghi e in altri siti archeologici. Nel 1855 erano 55 gli ha vitati  a Mamojada.

La viticoltura ha avuto  uno sviluppo considerevole nei primi anni del 1900 dopo l’infestazione della Fillossera, quando al contrario la viticoltura è sparita in altri villaggi limitrofi. Vista la vocazione del territorio nei primi anni del dopoguerra è stata costruita dalla Cassa per il Mezzogiorno la cantina sociale. I viticoltori però non erano abituati per mentalità a gestire un’attività con portafoglio e responsabilità comune. Inoltre non si sentivano rappresentati dalla qualità del vino prodotto, non rispondente a quello che avevano incarnato per aromi e sapori e originato da una trasformazione tradizionale fatta in casa. Nel 1980 la cantina sociale è fallita e per altri 20 anni si è continuato a fare, come da sempre, il vino in casa per proprio uso e a vendere quello in avanzo nei paesi vicini.

L’epoca  di maggiore industrializzazione  della viticoltura e dell’enologia, Mamoiada lo ha saltato a piè pari. Ancora oggi per famiglie allargate, tutti fanno vino. Nel 2000 sono nate le prime cantine familiari che hanno messo in bottiglia il vino fatto con le tecniche vinicole tradizionali, in particolare con l’uso delle fermentazioni spontanee, aggiungendo solo un po’ di solfiti. Il successo è stato immediato essendo in quest’epoca il mercato alla ricerca di vini genuini e, se possibile, buoni.

Con la nascita della associazione Mamojà nel 2015 ,  l’associazione dei viticoltori di Mamojada che ha l’intento di sviluppare il territorio attraverso il vino nel rispetto dell’ambiente e delle persone, la creazione di nuove aziende è stata esponenziale. Le aziende sono tutte a conduzione biologica e sono guidate per buona parte da giovani. L’agro e monitorato dal punto di vista climatico con 14 centrali meteo ed è in corso un programma avanzato di bioviticoltura con l’agronomo Ruggero Mazzilli che coinvolge 20 aziende. Questa attività ha contribuito ad evitare lo spopolamento del villaggio con la creazione di 200 posti di lavoro.


La cartina è stata fatta  in base alla sapienza degli anziani e alla nostra esperienza recente. E’ una divisione del territorio di facile lettura per tutti, che ha base empirica e parte dall’orografia, i suoli  e i microclimi e le caratteristiche dei vini. Prima di tutto visualizza l’intero territorio di Mamojàda con i suoi 350 ettari di vigneto, all’interno di un agro di 4900 ettari con tanta biodiversità rappresentata da pascoli, arbusti e boschi. Secondariamente visualizza sei zone orientate secondo i punti cardinali: zona nord, nord est, est, sud, sud ovest, nord ovest. In ultimo all’interno di ogni zona la evidenziazione  e la numerazione delle Ghiradas, per individuare facilmente la loro posizione. Hanno collaborato alla sua stesura Gianfranco Pischedda esperto di tecniche  cartografiche e Gis, l’agronomo Ruggero Mazzilli per i dati sui suoli, la Baku Meteo per l’elaborazione dei dati climatici. Le sei zone hanno ognuna diverse particolarità orografiche, di suoli e di clima e danno ortigine ognuna a vini con caratteristiche diverse.

A queste si aggiunge la grande ricchezza espressiva di ogni singola Ghirada e ancora l’interpretazione di ogni singola cantina. Chi ama il vino, ha tanto da scoprire e studiare in questo territorio.

Sarà  interessante iniziare questo percorso in questo Vinitaly 2024 che ha fatto il pienone di prenotazioni di operatori di settore e di pubblico. Un particolare ringraziamento a Ian D’Agata per la disponibilità e la passione con cui che sta contribuendo allo sviluppo del nostro territorio.

Anche al Vinitaly va un particolare ringraziamento perché da spazio a queste iniziative quale il Micro Mega Wines di Ian D’agata al padiglione C, al cui interno c’è la collettiva Mamojà con ben 13 aziende. L’idea è presentare piccole realtà che fanno grandi vini e che con il loro operato contribuiscono alla difesa delle  comunità rurali che stanno scomparendo e con loro, i loro vini. 

Le 13 aziende della collettiva Mamojà sono:

  • Osvaldo Soddu
  • Vinzas Artas
  • Cantina Antonio Mele
  • Cantina Ladu
  • Francesco Cadinu
  • Cantina Montisci Vitzizzai
  • Cantina Mertzeoro
  • Cantina Mussennore
  • Teularju
  • Cantina Mulargiu
  • Vikevike
  • ‘Esole
  • Cantina Muggittu Boeli

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