Cantina Mussennore, dalla Ghirada Conzimu il nuovo Cannonau di Mamoiada
Un Cannonau di Sardegna DOC da una parcella di famiglia degli anni Quaranta, tornata a vigna dopo decenni
La Cantina Mussennore di Mamoiada ha una nuova etichetta. Si chiama Conzimu, è un Cannonau di Sardegna DOC, e la sua storia inizia molto prima della cantina stessa.
Negli anni Quaranta il bisnonno Antonio comprò un appezzamento di terra nei dintorni di Mamoiada per piantarci una vigna. La nonna Lina raccontava di quella giornata dell’impianto: un aprile gelido, lei bambina che dava una mano alla madre come poteva, gli uomini al lavoro e un clima di festa. Al centro della parcella c’era anche una casetta in pietra, che serviva per appoggiarsi durante i lavori e per fare quello che a Mamoiada si fa da sempre: sedersi insieme e bere un bicchiere di Cannonau.
Quel vigneto durò più o meno fino agli anni Ottanta, quando venne espiantato e la terra destinata ad altro. La casetta in pietra rimase lì.
Oggi la Ghirada Conzimu è tornata a essere un vigneto. Circa due ettari di Cannonau, accanto allo storico Palagorrai impiantato da nonno Gesuino nel 1976. Il reimpianto, come quarant’anni prima, è stato un lavoro collettivo: amici e parenti a dare una mano, poi festa. La casetta in pietra è ancora lì.
In etichetta c’è il nome di Tzia Lina, la bambina di quella giornata di aprile. Un omaggio a chi, con le sue mani e i suoi racconti, ha tenuto viva la memoria di questa vigna.
Conzimu 2024: il nuovo Cannonau della Cantina Mussennore
Dalla vigna Conzimu nasce un Cannonau di Sardegna DOC in purezza. La vendemmia è manuale, a settembre. Dopo la pigiatura, le bucce restano a contatto col mosto per circa venti giorni, con follatura manuale giornaliera. La fermentazione è spontanea, senza lieviti selezionati. Il vino passa poi sei mesi in tonneau di rovere e altri sei in bottiglia prima di uscire.
È il più giovane dei tre Cannonau della cantina. Nel bicchiere ha un rubino luminoso, più vivo del granato cupo del Rosso Palagorrai e della Riserva. Al naso frutti rossi, note speziate e quella balsamicità che richiama la macchia mediterranea. In bocca è fresco, ha struttura ma non cerca il peso: i 14,5 gradi stanno dentro al sorso senza farsi notare. Sei mesi di tonneau lasciano una traccia, non un segno.
Il Rosso Ghirada Palagorrai, dal vigneto del ’76, fa il doppio del percorso. Dodici mesi in tonneau, dodici in bottiglia, 15,5 gradi. La Riserva Zesuinu va ancora oltre: ventiquattro mesi di legno e un lungo affinamento in bottiglia, stessa gradazione, ma esce solo dalle viti più vecchie e solo quando l’annata lo merita. Tre Cannonau dalla stessa zona, tre tempi diversi.
Le uve di Conzimu e Palagorrai non si mescolano. A Mamoiada ogni parcella ha un nome, la chiamano ghirada, e si vinifica per conto suo. Lo stesso principio del cru francese, praticato qui da generazioni.
A guidare la cantina sono Antonio, Francesco e Roberta con i genitori Maria Antonietta e Pietro. Mussennore, che significa “Monsignore”, è il soprannome di famiglia da quattro generazioni. Fanno parte di Mamoja, l’alleanza di oltre trenta produttori che lavora per dare al Cannonau di Mamoiada un marchio territoriale riconoscibile. Oltre ai tre rossi producono un Rosé da Cannonau e il Granatza, bianco da un vitigno autoctono di Mamoiada, entrambi IGT Barbagia.
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