Il Proibito di Camboni è il miglior vino sardo al Concorso Città del Vino 2026
Il Cagnulari in purezza di Tissi conquista la Gran Medaglia d’Oro con 93,2 punti, il punteggio più alto tra i vini dell’isola. Un risultato che arriva a pochi mesi dal Sole della Guida Veronelli.
Alla XXIV edizione del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino il vino sardo con il punteggio più alto è un Cagnulari in purezza prodotto in poche centinaia di bottiglie a Tissi. Il Proibito Isola dei Nuraghi della Cantina Giovanni Camboni ha conquistato la Gran Medaglia d’Oro con 93,2 punti, davanti a tutta la produzione isolana in concorso.
Il risultato pesa per due motivi. Il primo è il vitigno. Il Cagnulari è una varietà a diffusione ridotta, concentrata nel nord-ovest dell’isola, per anni considerata minore e usata soprattutto come uva da taglio. Vederla in cima a una classifica internazionale, davanti a denominazioni ben più note, dice qualcosa sulla strada fatta da chi ha scelto di vinificarla in purezza. Il secondo è la dimensione di chi la produce: una piccola cantina familiare che ragiona in centinaia di bottiglie, non in migliaia.
Il premio arriva inoltre a pochi mesi da un altro riconoscimento. A novembre il Proibito era stato l’unico vino sardo a ricevere il Sole della Guida Oro I Vini di Veronelli 2026, premio che la redazione assegna in modo indipendente dai punteggi a soli dodici vini all’anno, scelti per originalità e valore. Due riconoscimenti ravvicinati, su annate diverse, che raccontano la costanza di un progetto più che un colpo isolato.
Il Cagnulari, il film e la cava di tufo
Il Cagnulari di Camboni nasce a Tissi, su terreni calcarei e argillosi a Monte Sant’Andria Ruinas, da vigne allevate ad alberello. Il nome Proibito arriva dal film che Mario Monicelli girò in paese nel 1954, tratto da “La madre” di Grazia Deledda, con Mel Ferrer, Amedeo Nazzari e Lea Massari. La cantina, attiva dal 1980 e oggi alla terza generazione, è ricavata sotto la casa di famiglia in una vecchia cava di tufo, le cui pareti segnate dall’estrazione sono diventate il simbolo sulle etichette.
Il vino
Il Proibito nasce come Riserva. Fermentazione sulle bucce a temperatura controllata, malolattica in acciaio, poi affinamento in tonneaux di rovere francese e infine in bottiglia. È un vino di numeri piccoli: l’annata 2023 ne contava appena 1100 bottiglie. Nel calice è rubino intenso con riflessi violacei, al naso porta prugna e mora, mirto e ginepro, poi pepe nero, tabacco biondo e cannella. In bocca la densità è bilanciata da una freschezza vibrante, i tannini sono setosi ma presenti, il finale lungo chiude con un richiamo salino. La redazione di Veronelli lo aveva descritto come una bella interpretazione di un vitigno difficile ma generoso e di una terra aspra e rocciosa, onesta e sincera.
Il miglior vino sardo del Città del Vino 2026 non è frutto del caso. È quello che accade quando qualcuno sceglie un vitigno difficile, ci crede quando in pochi lo fanno e lo porta avanti per anni senza inseguire i volumi. Giovanni Camboni il Cagnulari lo valorizza così da tempo: i 93,2 punti non premiano una singola bottiglia, premiano un percorso. In questa stessa direzione si inserisce anche il Traccia Isola dei Nuraghi Cagnulari IGT 2024, medaglia d’oro con 88,2 punti per la Cantina Camboni Giovanni (Tissi), a conferma di un lavoro coerente che, anno dopo anno, sta contribuendo in modo concreto alla valorizzazione del Cagnulari.
SCOPRI IL PROIBITO DI CAMBONI >>>
