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Il re senza trono: Andrea Fenu e la scommessa del Nuragus

Andrea Fenu - Vitivinicola Fenu

Andrea Fenu è cresciuto con le vigne prima ancora di vederle. Portoscuso, Sulcis, mare e tonnara a maggio, vendemmia a settembre: un ritmo che scandiva l’anno senza che lui potesse ancora capirne il peso. Suo nonno era pastore, aveva dei vigneti, vinificava per la famiglia. Quelle vigne Andrea non le ha mai conosciute di persona. Gliele hanno raccontate, e nelle foto di famiglia c’era un uomo tra i filari che sarebbe diventato un’immagine ricorrente, qualcosa a metà tra il ricordo e la promessa.

Il Nuragus lo ha incontrato dopo, nell’adolescenza, nelle vigne di parte materna a Siurgus Donigala, Alta Trexenta. Le prime vendemmie vere. Le mani nell’uva, l’odore del mosto, un vitigno che nessuno sembrava prendere sul serio. Lui invece se ne innamorò.

Si era trasferito a Quartu Sant’Elena, una realtà con una tradizione viticola sotterranea e ostinata: cantine storiche ancora vive, produttori che vinificavano nei vecchi magasinus quartesi come si faceva generazioni prima. Andrea frequentava le loro vendemmie, imparava guardando, capiva che certi saperi non stavano scritti da nessuna parte.

Vigna Vitivinicola Fenu Serdiana
La Vigna di Serdiana – Sardegna

La testa però lo portava altrove, almeno in apparenza. Studi di giurisprudenza, laurea, carriera da consulente legale. Lavoro in ufficio, pratiche, fascicoli. La vigna rimaneva un pensiero fisso che non trovava ancora il momento giusto per diventare qualcos’altro.

Poi arrivò la prima stabilità economica. E Andrea fece quello che probabilmente aveva già deciso anni prima: investì tutti i primi risparmi in una vigna.

La vigna è stata impiantata nel 1990 in territorio di Serdiana da un signore anziano di Sestu che aveva deciso di riposarsi. Andrea la cercò a lungo prima di trovarla. La scelse perché era già adulta, già matura, su terreni calcareo-marnosi che secondo lui potevano dare molto in termini di espressione territoriale. E soprattutto perché il settanta per cento era composto da un clone di Nuragus poco produttivo, custodito da chi l’aveva piantata e che stava per abbandonarla, ignorato dal mercato, a rischio di sparire.

Andrea Fenu Torchiando
Andrea Fenu – Vitivinicola Fenu

La vigna è divisa longitudinalmente: nella parte alta ci sono uve a bacca rossa, Cannonau, Monica, Barbera sarda, Sangiovese e Ciliegiolo. In basso, quel clone di Nuragus che nessuno voleva.

Andrea lo voleva eccome.

La prima annata è il 2024. Tre referenze. Frarìa è il rosso, blend di tutte le uve tipiche del territorio e nazionali a bacca nera della vigna: Cannonau, Monica, Sangiovese, Ciliegiolo, nessuna selezione, nessuna gerarchia tra i vitigni, il carattere del Campidano tutto insieme. Estieri è il Nuragus in acciaio: ventiquattro ore di macerazione prefermentativa, nient’altro. Vino diretto, senza interventi, il frutto e il territorio senza mediazioni. Poi c’è Pal’e Banda: il Nuragus nell’uovo di terracotta, ventotto giorni sulle bucce, sei mesi sulle fecce fini. Il nome non è casuale, ci torneremo. Andrea lo chiama la sua personale rivoluzione.

Il contenitore non è una scelta estetica. Non potendo avere un’anfora dell’argilla della sua vigna, Andrea ha cercato qualcosa di simile e ha trovato un uovo Artenova in terracotta, che favorisce una bâtonnage continua e mantiene in sospensione le fecce. Il ragionamento è circolare e preciso: il mezzo in cui la vite nasce deve essere anche il mezzo in cui il vino affina. Quei profumi che ritrovi camminando in vigna, vuoi ritrovarli nel bicchiere. La genesi e la fine del processo devono parlare la stessa lingua.

Tutti i vini di Andrea Fenu

L’idea della rivoluzione ha una radice più antica e più cagliaritana. Andrea racconta di aver fantasticato sulla Banda Cadeddu, l’avvocato Salvatore Cadeddu e il movimento rivoluzionario sardo dell’Ottocento, e di una vigna nel centro di Cagliari dove i fautori di quel fermento si riunivano. Una vigna in cui, nella fantasia di Andrea, cresceva Nuragus. E quelle riunioni avvenivano sorseggiando Nuragus.

«Ciò che è vero è che c’è stata una rivoluzione, e c’è stato un sogno di rivoluzione. E il mio sogno è rivoluzionare il modo di intendere il Nuragus. Sotto c’è un fermento che vorrebbe riportarlo a quello che è stato in passato. Osare: macerazioni lunghe, anfora, farlo esprimere senza vincoli, com’è veramente.»

Vigneto Vitivinicola Fenu a Serdiana

Come è veramente il Nuragus, secondo Andrea Fenu, è una domanda che il mercato ha smesso di farsi da decenni. Vitigno da resa, da cooperativa, da vino anonimo da taglio o da sfuso. Il Campidano ne è pieno, nel senso peggiore: tanta uva, poca attenzione.

Andrea la vede diversamente, e la sua lettura è tutt’altro che nostalgica. Il Nuragus è un vino ostinatamente moderno, dice. Il vino del futuro. Riesce a esprimere forza e struttura nonostante gradi alcolici bassi, non stanca, e a seconda della vinificazione può essere bevuto più giovane o più maturo: da aperitivo senza impegno per le sue note acide, a vino con una spalla importante per la sua mineralità. C’è anche un argomento climatico, concreto e urgente: nelle annate sempre più siccitose e meno produttive, il Nuragus mantiene acidità e versatilità dove altri vitigni cedono. In un Campidano che si scalda, è il vitigno che tiene.

«È il re senza trono perché i tempi sono maturi perché si prenda la piazza dei vini sardi. Può essere messo alla stregua di vini internazionali. Ha un’eleganza che altri bianchi sardi non hanno, una contemporaneità che gli altri stanno perdendo.»

A Cort’e baccas, Serdiana. Un clone quasi estinto. Un uovo di terracotta. Un ragazzo che all’alba guarda il trattore solcare la terra e pensa al re senza trono del Campidano.

Il regno è piccolo. Per ora.

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