Intervista a Marie Eriksson, giornalista e autrice del libro “Mod & vin – Cantina Santadi”
Abbiamo avuto il piacere di intervistare la giornalista e sommelier svedese Marie Eriksson, autrice del libro “Mod & vin – Cantina Santadi”. Questa affascinante opera racconta la straordinaria storia della Cantina Santadi e del suo passaggio a protagonista sulla scena vinicola internazionale, grazie all’incontro provvidenziale tra Antonello Pilloni e il leggendario enologo Giacomo Tachis. Il libro esplora come il coraggio di innovare, unito al rispetto per le tradizioni locali e i vitigni autoctoni, abbia portato al successo internazionale vini come l’iconico Terre Brune.
Abbiamo colto l’occasione per chiedere a Marie la sua esperienza personale con i vini di Santadi e soprattutto per comprendere meglio la visione e le prospettive dei vini sardi nel mercato svedese, un aspetto particolarmente interessante per i nostri lettori.
Potrebbe presentarsi ai lettori di ‘Le Strade del Vino’ e raccontarci brevemente del suo background e del suo legame con il mondo del vino?
Sono una giornalista, ho iniziato la mia carriera alla Radio Svedese (P1) come reporter. Ho lavorato con notizie, cultura, reportage di viaggio eccetera – come giornalista radiofonica e come freelance negli ultimi decenni. Ora scrivo libri e sceneggiature per un film, basato sul mio romanzo drammatico. Ho anche scritto un’opera teatrale e l’ho diretta a Stoccolma, la capitale svedese dove sono nata. Attualmente vivo nella parte meridionale della Svezia (più calda e più vicina a Copenaghen, con molti locali musicali e arte), insieme a mio marito Jörgen e al nostro gatto Saga.
Nel 2021, un sogno è diventato realtà: mi sono diplomata come sommelier. Poco dopo, sono andata in Sardegna. Ho ricevuto un invito da Måns Hallqvist, un connazionale che vive a Cagliari da più di 35 anni. In precedenza, l’avevo incontrato a Stoccolma. Mi ha portato in eccellenti vigneti come Su’Entu, Cantina Santadi e Contini. La bellezza dell’isola, l’atmosfera, le persone e la ricchezza dei sapori hanno toccato profondamente la mia anima. Mi ha colpito la sensazione di “sono a casa”. Da allora, ci sono stata ogni anno. E ogni volta, scopro nuove zone vitivinicole e nuove parti dell’isola, cariche di storia. È come un microcosmo ricco di tesori e persone straordinarie e appassionate.
Il nome della mia madrina è Clara-Eva, era una pittrice e soggiornava per lunghi periodi a Firenze. A Firenze la chiamavano Cara, Clara-Eva era un po’ troppo lungo e complicato. Il mio terzo nome è quindi Cara. Sono stata a Firenze e in altre parti d’Italia, ma la sensazione di sentirmi a casa l’ho provata solo in Sardegna. Io e mio marito abbiamo un sogno: un piccolo appartamento a Carloforte, San Pietro…
Cosa l’ha portata a interessarsi così profondamente ai vini sardi, in particolare quelli della Cantina Santadi?
Sono stata introdotta alla Cantina Santadi da Måns Hallqvist, e il loro responsabile commerciale e coordinatore amministrativo, Massimo Podda, ci ha invitati per una degustazione di vini. Sono rimasta affascinata dal loro straordinario equilibrio tra ricchezza aromatica e struttura – un’elegante generosità che li caratterizza e li rende unici.
Può raccontarci della sua esperienza visitando la Cantina Santadi? Quali aspetti l’hanno colpita di più?
Il vino e la storia sono ciò che mi ha affascinato maggiormente. In particolare, l’impegno del leggendario ed ex direttore, Antonello Pilloni, che aveva già un lavoro a tempo pieno come sindaco nel comune vicino quando, in aggiunta, divenne Presidente della Cantina Santadi nel 1976. Il compito che si era prefissato era ambizioso: passare dalla produzione di vini di quantità a vini di qualità, una sfida decisamente impegnativa per tutti i coinvolti, dai viticoltori all’amministrazione. La domanda era: chi poteva sostenerli in questa trasformazione?
Antonello Pilloni si dedicò alla ricerca della persona giusta per questo incarico. E sulla terraferma, in Toscana, un giorno nel 1980, incontrò il rinomato enologo e viticoltore Giacomo Tachis. La vera questione era: avrebbe accettato di aiutare una piccola cooperativa vinicola ancora poco conosciuta al di fuori dell’isola e con risorse molto limitate? Giacomo Tachis era già diventato famoso a livello internazionale (ma prima criticato in Italia) per i Super Tuscan, come Sassicaia – vini che rompevano con le tradizioni enologiche consolidate – affinati in barrique di rovere francese e con l’aggiunta di vitigni internazionali. Quando i Super Tuscan divennero sempre più apprezzati, innescarono una vera e propria rivoluzione rinnovatrice del vino in Italia.
Numerose case vinicole ricche di risorse in tutto il mondo desideravano assumere Giacomo Tachis come consulente, in parallelo al suo impiego presso Antinori. Con coraggio e maestria, aveva creato qualcosa di innovativo osando sperimentare e rompere le convenzioni.
La domanda rimaneva: perché avrebbe dovuto occuparsi di una cooperativa di cui nessuno fuori dall’isola aveva sentito parlare e che fino ad allora aveva prodotto prevalentemente vini di fascia più semplice?
Nell’incontro tra Antonello Pilloni e Giacomo Tachis accadde qualcosa di speciale. Forse fu perché riconobbero reciprocamente la dedizione e la passione che li animava. Giacomo Tachis accettò la sfida e collaborò con la Cantina Santadi fino al momento del suo pensionamento, diversi decenni dopo.
Ascoltare Antonello Pilloni parlare del loro legame fraterno e della loro collaborazione è stato profondamente commovente per me. Entrambi erano leader presenti, ispiratori e fortemente impegnati, come si può percepire ancora oggi dagli attuali dipendenti della Cantina Santadi. Nel 2023, durante le interviste per il mio libro, Antonello Pilloni visitava frequentemente i viticoltori, e molti di loro mi raccontavano di sentirsi ispirati dal suo impegno sincero, tanto per loro quanto per il benessere delle loro famiglie.
Durante la sua ricerca, quali persone o storie l’hanno particolarmente ispirata?
Sono stata profondamente toccata dalla storia del figlio di un viticoltore, che ha vissuto fino a 102 anni. Fino all’ultima settimana della sua vita, si recava quotidianamente a lavorare nel vigneto e amava le viti come se fossero i suoi figli. Sono stata anche colpita dal forte senso di famiglia di cui parlavano tutti i dipendenti – quell’aiutarsi reciprocamente che avviene come un riflesso naturale, spontaneo.
Come è percepito il vino sardo, in particolare quello di Santadi, in Svezia? Quali caratteristiche apprezzano di più i consumatori svedesi e c’è una reale comprensione della sua unicità?
Ritengo che la chiave per il mercato svedese sia lo storytelling, l’arte di narrare l’identità e l’unicità di un prodotto. Gli svedesi conoscono molto bene, ad esempio, i vini toscani o quelli della Valle del Rodano, ma hanno una conoscenza piuttosto limitata della Sardegna e dei suoi vini. Quando organizzo degustazioni per gruppi, in ristoranti o altri contesti, inserisco sempre fotografie e narrazioni nelle mie presentazioni PowerPoint, per offrire ai partecipanti un contesto e stimolare in loro il desiderio di approfondire. Questo approccio, a mio avviso, dovrebbe essere adottato su scala più ampia, come vera e propria strategia di marketing per il mercato svedese.
Come realizzarlo concretamente? Costruendo narrazioni tematiche attorno ai diversi tipi di vini e territori. Gli svedesi amano le attività all’aria aperta, come le escursioni. Anche le immersioni e gli sport acquatici sono molto popolari, così come jogging, yoga e tennis. In Sardegna ci sono paesaggi spettacolari lungo i sentieri escursionistici e, nelle vicinanze, si trovano cantine e tenute. Invitare persone selezionate a degustazioni accompagnate da racconti sulla magnifica isola della Sardegna, creando un percorso sensoriale tra racconti e sapori – questo potrebbe essere un approccio vincente. Va considerato che il nostro Systembolaget* non fa pubblicità.
La mia esperienza personale mi dice che quando gli svedesi hanno l’opportunità di assaggiare i buoni vini sardi, li apprezzano veramente. Qui tutti sono abituati a rivolgersi al Systembolaget, che offre una vasta scelta ma con una presenza ancora limitata di vini sardi.
Aumentare la presenza di prodotti sardi nel Systembolaget potrebbe incrementare le vendite, così come potrebbero influire positivamente i pareri favorevoli dei critici enologici in televisione o sui canali social. Bar e ristoranti popolari potrebbero proporre determinati vini, contribuendo a creare una domanda. Se un numero significativo di consumatori manifesta interesse per un determinato vino al Systembolaget, questo può diventare un motivo valido per importarlo. Credo inoltre che in Svezia siamo ancora agli inizi nell’apprendere come acquistare vino da canali alternativi al Systembolaget.
Ho un buon rapporto con il Systembolaget e vi ho lavorato più di 30 anni fa. Tuttavia, abbiamo bisogno anche di altri canali per il vino. Inoltre, i distributori di vini sardi in Svezia dovrebbero acquisire maggiore visibilità, facilitando ai consumatori la possibilità di trovarli. Credo fortemente anche nella promozione di temi sardi nei ristoranti più frequentati, un’iniziativa che andrebbe potenziata.
Dopo questa esperienza con Santadi, ha altri progetti pianificati relativi al vino italiano o sardo?
Sì, assolutamente. Ma è un segreto fino alla pubblicazione del libro :-), e potrebbero volerci ancora alcuni anni ;-).
L’esperienza di Marie Eriksson rappresenta un perfetto esempio di come il vino possa creare ponti tra culture diverse. Nel suo libro, che include interviste con viticoltori e produttori sulla realtà e le sfide attuali in Sardegna, Marie racconta anche i vividi ricordi di Antonello Pilloni, che a 90 anni (e fino all’estate 2024 ancora alla guida della cantina) rievoca la sua collaborazione trentennale con Giacomo Tachis.
La passione di Marie per i vini della Cantina Santadi e la sua profonda conoscenza della realtà svedese rappresentano un interessante punto di vista per i produttori sardi interessati al mercato nordico.
Mentre concludiamo la nostra intervista, le chiediamo qual è il vino che più le evoca la Sardegna. “Il Terre Brune”, risponde senza esitazione. “È un vino che mi riempie il cuore di gioia. Ogni volta.” È proprio questo, forse, il ponte più autentico tra culture diverse: la capacità di un grande vino di suscitare emozioni universali, al di là di ogni confine geografico.
*Nota della redazione: Il Systembolaget è il monopolio statale svedese per la vendita al dettaglio di bevande alcoliche. È l’unica catena di negozi in Svezia autorizzata a vendere bevande con una gradazione alcolica superiore al 3,5%. Questo sistema di monopolio, presente anche in altri paesi nordici, è stato istituito con l’obiettivo di limitare i problemi legati all’alcol attraverso l’eliminazione del profitto privato e il controllo delle vendite.
Per saperne di più
Il libro “Mod & vin – Cantina Santadi” di Marie Eriksson è disponibile in lingua svedese. Per maggiori informazioni o per acquistarlo, potete visitare la piattaforma Bokus: www.bokus.com/bok/9789189823761/mod-vin-cantina-santadi/

Marie Eriksson

