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L’Arvesiniadu di Francesca Cabras: quando un vitigno diventa una missione di vita

Grappoli Arvesiniadu

Nel Goceano sardo si coltiva ancora un vitigno che non trovi da nessun’altra parte. Si chiama Arvesiniadu, ha una storia che parte dal 1780 e oggi sopravvive grazie al lavoro di Francesca Cabras.

L’Arvesiniadu non è solo un vitigno raro: è un “Unicum” genetico, termine scientifico riservato dal progetto AKINAS ai vitigni per cui non esistono corrispondenze genetiche in alcuna banca dati mondiale. Francesca Cabras, proprietaria dell’Azienda Mulas di Bono, ha dedicato oltre vent’anni della sua vita a salvare questa varietà dall’estinzione, trasformando una passione personale in una missione di conservazione della biodiversità.

Con appena 6.000 bottiglie prodotte annualmente da 2 ettari di vigneto, l’Azienda Mulas ha fatto di una rarità genetica il proprio progetto di vita.

La prima citazione storica dell’Arvesiniadu risale al 1780, quando lo studioso Andrea Manca Dell’Arca lo descrisse come “Arvu siniagu, dai grani prolongati e rari”. Centosei anni dopo, nel 1886, il professor Sante Cettolini lo incluse nei suoi “Profili di enotecnia sarda”, confermando l’antichità di questa varietà che oggi sopravvive solo nelle colline del Goceano, principalmente nei comuni di Bono e Benetutti.

La scelta coraggiosa di Francesca Cabras

Francesca Cabras rappresenta una figura emblematica della nuova viticoltura sarda. Ingegnere a un passo dalla laurea, ha abbandonato gli studi per dedicarsi completamente alla terra e al recupero dell’Arvesiniadu. “Questo vitigno è un unicum, oltre che un autoctono, perché non ne esiste un altro con gli stessi geni”, spiega Cabras, sintetizzando la sua filosofia aziendale con una citazione poetica: “Nessun vino è buono come quello del proprio paese dove si è nati e cresciuti”.

L’Azienda Mulas nasce ufficialmente nel 2002, evolvendosi dalla precedente “azienda vitivinicola Salvatore Cabras” fondata nel 1992. Il fine specifico dichiarato era “ripristinare per valorizzarla la coltivazione del vitigno autoctono Arvesiniadu”. Nel 2004 l’azienda diversifica la produzione introducendo due tipologie di vino, e nel 2013 apre l’agriturismo nella casa aziendale, completando l’offerta con la fattoria didattica “Inza su Re”.

Il territorio del Goceano, con i suoi terreni argillosi di medio impasto, si rivela ideale per l’Arvesiniadu. L’azienda si trova nella località Nurcoro, in una vallata circondata da ulivi secolari, dove il microclima mediterraneo e l’altitudine creano condizioni ottimali per questo vitigno difficile da coltivare.

Il progetto AKINAS e la ricerca scientifica

La valorizzazione dell’Arvesiniadu si inserisce nel più ampio progetto AKINAS (“Antigas Kastas de Ide pro Novas Arratzas de inu de Sardinna”), coordinato da AGRIS Sardegna tra il 2013 e il 2019. Questo programma di ricerca multidisciplinare, sviluppato in collaborazione con il CREA di Asti per la caratterizzazione enologica, ha permesso di identificare 21 vitigni autoctoni sardi meritevoli di iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vite.

L’Arvesiniadu si conferma come il protagonista assoluto: le analisi del DNA con 22 marcatori microsatelliti confermano che nessun altro vitigno al mondo condivide più del 50% dei suoi alleli. Gianni Lovicu, coordinatore scientifico di AGRIS, sottolinea come “l’Arvesiniadu è un vitigno che ben si presta a un vino fine e interessante, adattissimo per gli spumanti”, aprendo prospettive future per ulteriori sviluppi produttivi.

L’Università di Sassari e il Consorzio Interprovinciale della Frutticoltura di Cagliari hanno fornito supporto tecnico per perfezionare le tecniche di vinificazione in purezza, permettendo il passaggio dal tradizionale sistema di allevamento ad alberello con sostegno (“sa raiga”) alla moderna spalliera bassa.

I vini Avrè e Niadu: espressione di unicità

L’Azienda Mulas produce esclusivamente due vini dall’Arvesiniadu, entrambi classificati IGT Isola dei Nuraghi. “Avrè”, la versione amabile con 2.000 bottiglie annue, presenta un colore giallo paglierino intenso con micro bollicine naturali, profumi di frutta bianca, fiori e mandorle, e un gusto morbido e abboccato ideale per la pasticceria sarda tradizionale.

“Niadu”, il vino secco prodotto in 4.000 bottiglie annuali, si caratterizza per la sua struttura atipica per un bianco: giallo paglierino tenue, profumi intensi di fiori bianchi e mele cotogne, gusto secco ma morbido con buona acidità e un finale ammandorlato distintivo. La produzione totale di 6.000 bottiglie rappresenta l’intera gamma aziendale, simbolo di una scelta produttiva concentrata sulla qualità assoluta.

La coltivazione secondo i principi biologici e la raccolta manuale garantiscono la massima selezione delle uve. L’azienda ha sviluppato tecniche specifiche per gestire le caratteristiche peculiari del vitigno: tralci vigorosi ma esili che tradizionalmente richiedevano il supporto “sa raiga”, oggi sostituito da sistemi di spalliera ottimizzati per la vinificazione in purezza.

Un modello di sostenibilità territoriale

L’Azienda Mulas ha sviluppato un modello multifunzionale che integra produzione vinicola, agriturismo ed educazione ambientale. La fattoria didattica “Inza su Re” accoglie scolaresche e visitatori in un ambiente dove “i bambini possono imparare divertendosi in natura”, circondata dai vigneti e dagli ulivi secolari.

La sfida della conservazione genetica

Con soli 20 ettari coltivati in tutta la Sardegna, l’Arvesiniadu rappresenta uno dei casi più critici di conservazione della biodiversità viticola europea. Il progetto di conservazione ex-situ nel campo collezione AGRIS di Ussana (1,5 ettari con 4.500 ceppi di 120 varietà) garantisce un backup genetico fondamentale, mentre le collaborazioni internazionali con INRA Montpellier e il CRA di Conegliano assicurano la preservazione del patrimonio genetico anche oltre i confini nazionali.

L’esperienza dell’Azienda Mulas dimostra come la conservazione della biodiversità possa trasformarsi in un’opportunità imprenditoriale sostenibile. L’Arvesiniadu non è solo un vino, ma un patrimonio genetico irripetibile che racconta la storia millenaria della viticoltura sarda e apre prospettive innovative per il futuro.

Il lavoro di Francesca Cabras rappresenta un modello replicabile per altri vitigni a rischio: combinando ricerca scientifica di alto livello, tecniche produttive sostenibili e strategie innovative, è possibile trasformare la rarità in valore aggiunto. L’Arvesiniadu oggi vive una fase delicata, sospeso tra il rischio di scomparire e la possibilità di trovare nuova vita attraverso il lavoro appassionato di chi ha scelto di dedicargli la propria esistenza.

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Una riflessioni su “L’Arvesiniadu di Francesca Cabras: quando un vitigno diventa una missione di vita

  1. ANGELO SALVADORI ha detto:

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