Sant’Antioco, l’isola del Carignano a piede franco: viaggio nei vigneti Bentesali
C’è un angolo di Sardegna dove il vento plasma le viti come fossero sculture. Siamo a Sant’Antioco, la più grande tra le isole minori sarde, dove i filari di Carignano disegnano uno dei paesaggi più rappresentativi della viticoltura eroica italiana. Qui, dove le viti resistono alla forza del maestrale, sui 109 chilometri quadrati di quest’isola, Vigne Bentesali custodisce qualcosa di straordinario: viti di Carignano a piede franco, che crescono su radici originarie senza ricorrere all’innesto americano. Un patrimonio che sopravvive in pochissimi luoghi al mondo.
Camminando tra questi filari, si scopre un microcosmo fatto di sabbia, calcare e brezza marina. Il Carignano qui non è solo un vitigno, ma il protagonista del Sulcis, dove si estendono 1.700 ettari di questa varietà che ha trovato nel territorio il suo habitat ideale. Le viti, basse e contorte, sembrano nascere direttamente da questa terra assolata, dove la bassa resa per pianta concentra aromi ed estratti in ogni acino.

La mappa dei vigneti di Bentesali racconta un’isola nell’isola. A Su pranu de sa Cresia i filari sfidano la salsedine correndo verso il mare su terreni sabbiosi. Poco distante, a S’Arriaxiu, la sabbia si fa più strutturata. Salendo verso Pabirongu, le viti si aggrappano alle colline calcaree, mentre a Is Scararettus trovano riparo naturale dai venti. E ancora: Bingixedda con i suoi suoli calcarei esposti alla tramontana, Sa Scrocca Manna che guarda Calasetta, e Giunchera, dove ogni grappolo respira la brezza marina.
La natura qui ha creato un sistema di protezione perfetto: fichi d’india, lentisco e alimo nelle zone pianeggianti formano barricate naturali contro maestrale e scirocco. Sulle alture, invece, ulivi, cisto, incenso e mirto fanno da scudo ai venti di nord-ovest. Un equilibrio delicato che si riflette nel carattere delle uve.
L’eccezionalità di questo patrimonio ha portato nel 2021 alla nascita della Comunità Carignano di Piede Franco, di cui Vigne Bentesali è socio fondatore, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare una delle ultime testimonianze al mondo di viticoltura pre-fillossera.

Tra metà e fine settembre, le mani esperte dei vendemmiatori selezionano i grappoli migliori. Il viaggio dalla vigna alla cantina è questione di ore: qui il Carignano non aspetta. Dopo la diraspatura, il mosto fermenta per due settimane a temperatura controllata con macerazione sulle bucce, seguito dalla fermentazione malolattica.
Da questo territorio nascono due differenti espressioni di Carignano. Il Santomoro 2021, prodotto in sole 627 bottiglie, rappresenta la versione più strutturata e complessa: dopo la fermentazione, il Carignano del Sulcis DOC Riserva affina in piccole botti di rovere francese per poi riposare due anni in bottiglia. Nel calice si presenta con un rubino intenso che vira al granato, aprendo a un bouquet articolato di prugne mature e ciliegie sotto spirito, con note di cioccolato fondente, liquirizia e una caratteristica speziatura di pepe nero. In bocca i tannini setosi si fondono con una trama densa e persistente.

Il Bentesali 2021, con le sue 3600 bottiglie, offre una lettura diretta e sincera. Dopo dodici mesi di affinamento, questo Carignano del Sulcis DOC porta nel bicchiere il carattere più immediato e marino del vitigno: rubino brillante, profumi di frutti rossi freschi e macchia mediterranea, con quella sapidità e mineralità che solo le vigne a due passi dal mare sanno regalare. La bocca è equilibrata, con tannini vivaci ma ben integrati.
La sapienza antica della viticoltura a piede franco si unisce qui alla comprensione profonda di un territorio unico. Un angolo di Sardegna dove il vento, il mare e la terra creano le condizioni per vini che raccontano una storia millenaria attraverso un presente di straordinaria vitalità.
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