Serdiana, provincia di Cagliari. Una famiglia, una visione chiara e una scelta fatta trent'anni fa che non è mai stata messa in discussione: fare agricoltura in modo rispettoso dell'ambiente e della salute dell'uomo, con metodi semplici e trasparenti. Altea Illotto adotta il metodo biologico dal 1993 — non una certificazione arrivata per seguire una moda, ma una convinzione profonda che ha guidato ogni decisione aziendale fin dall'inizio.
La storia inizia con una passione: quella per il vino. Non da produttori, ma da degustatori. Un'esperienza accumulata nel tempo, bicchiere dopo bicchiere, che ha generato una domanda precisa — perché non realizzare da noi i vini che abbiamo in testa? Da quella domanda è nata l'azienda. Nel 1997 è stata costruita la cantina aziendale, per smettere di dipendere da altri e iniziare a dare forma concreta a quella visione. Il primo vino è uscito nel 2000, frutto di anni di preparazione e di un territorio già conosciuto e amato.
La filosofia produttiva è radicale nella sua semplicità: solo vitigni autoctoni sardi, solo lieviti indigeni, nessuna forzatura. La convinzione è che il territorio si esprima attraverso ogni elemento del processo — non solo il suolo e il clima, ma anche i lieviti naturali presenti sulle uve e nell'ambiente di cantina. Sono loro a guidare la fermentazione, sono loro a dare al vino quella dimensione autentica che nessun lievito selezionato di laboratorio potrebbe restituire. I vini nascono sui terreni di calcari argillosi di origine miocenica nel territorio di Sibiola, con rese contenute e vendemmie attente, nel rispetto dei ritmi della natura.
In cantina si lavora con la stessa filosofia: macerazione sulle bucce, affinamento sui lieviti, solfiti ridotti al minimo. Il risultato sono vini che parlano di Sardegna in modo diretto e onesto. L'Altea Bianco — 3.000 bottiglie — è un bianco di grande struttura, sapido e marino, con profumi che evolvono dal frutto fresco verso muschio e macchia mediterranea. L'Altea Rosso condivide la stessa tiratura e la stessa onestà territoriale: rubino con riflessi granati, frutti di bosco, tannini morbidi. L'Altea Rosa, circa 400 bottiglie, è il rosato da uve a bacca nera — rosa intenso, fresco, con una mineralità che attraversa il sorso.
Il Duo, appena 500 bottiglie, nasce da un vigneto giovane di tre anni in località Su Pranu: rosso rubino con riflessi violacei, ciliegia e amarena, finale persistente. Il Rinasco è la vendemmia tardiva da uve semi-aromatiche — bianco dolce, 500 bottiglie, un anno in botte, colore dorato, morbido e avvolgente. E poi c'è In Fundo: Moscato in purezza, clayver, seicento bottiglie solo nelle annate che lo meritano — 2017, 2020, 2022 e ora 2024. Numeri che dicono tutto sulla dimensione artigianale di questa realtà.
Una conduzione familiare, un metodo invariato, un obiettivo che cresce nel tempo: produrre in modo sempre più buono e sempre più sano. Non per il mercato, ma per convinzione.


