Ai piedi del Supramonte, nel cuore della Barbagia, Giuseppe Musina porta avanti una missione che affonda le radici in un territorio straordinario. Dal 2002, la Cantina Orgosa - prima realtà produttiva locale dedicata all'imbottigliamento dei vini del territorio - racconta Orgosolo attraverso cinque ettari di vigneti che si estendono tra la Valle di Locoe e la Valle Sorasi, dove terreni sabbiosi e calcarei si alternano in un mosaico geologico unico.
Le vigne, con un'età che va dai 13 ai 65 anni, custodiscono un patrimonio varietale prezioso: accanto al Cannonau, principe dei vitigni sardi, trovano spazio il Carignano, il Pascale, il Sangue di Cristo e la rara Granatza, un'antica varietà a bacca bianca tipica di questo territorio.
La geografia racconta già parte del vino: le altitudini che oscillano dai 300 ai 1450 metri definiscono un ambiente vitale unico, mentre i terreni disegnano una complessità che si riflette direttamente nei vini. Un territorio di ventiquattromila ettari, dove Orgosolo conserva le proprie radici attraverso i murales che trasformano le strade in gallerie d'arte e il canto a tenore che echeggia come testimonianza di un'identità culturale profonda.
La filosofia di Musina è un dialogo continuo con la terra. La pratica biodinamica guida ogni scelta: cereali e leguminose nutrono il suolo, la protezione delle viti si affida esclusivamente allo zolfo ramato. Le fermentazioni avvengono con lieviti autoctoni, a temperatura ambiente, senza filtraggi o chiarifiche. Solo per i vini destinati all'affinamento in legno è prevista una minima aggiunta di solforosa.
Orgosa e Tziu Ziliu, entrambi Cannonau di Sardegna DOC, il rosso Nero di Orgosa, un rosato e un bianco: cinque etichette che raccontano un angolo di Sardegna dove la viticoltura si intreccia con la cultura pastorale e le tradizioni della Barbagia. Un progetto che produce appena novemila bottiglie all'anno, un prezioso tassello di biodiversità dove una viticoltura consapevole guarda al futuro mantenendo salde le radici nella tradizione.


