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EVO italiano: i volumi dell’export tornano a crescere, ma i dazi americani pesano sul primo mercato

Olive

I dati dell’Osservatorio SOL Expo su elaborazioni Istat e Nielsen raccontano un 2025 a due velocità: +21% a volume negli undici mesi, ma -16% a valore. La Corea del Sud scala la classifica dei buyer, gli USA frenano, la Francia delude su entrambi i fronti. E a gennaio 2026 il mercato domestico non reagisce al calo dei prezzi.

Chiudono a poco più di 1,9 miliardi di euro le esportazioni di olio extravergine italiano nei primi undici mesi del 2025. Il dato, elaborato dall’Osservatorio SOL Expo su fonte Istat, registra una contrazione del 16% a valore rispetto allo stesso periodo del 2024 — ma quei numeri erano stati gonfiati dall’impennata dei prezzi medi. Se si guarda ai volumi, il quadro cambia radicalmente: +21% sull’anno precedente, a 272mila tonnellate. Un’inversione che racconta la normalizzazione del mercato dopo due anni di prezzi fuori controllo, ma che lascia aperti interrogativi seri sulla tenuta dei margini per i produttori.

La Corea del Sud supera il Regno Unito, gli USA frenano

La geografia dell’export si sta ridisegnando. La top 5 dei mercati di sbocco resta ancorata a Stati Uniti, Germania, Francia, Canada e Giappone — che insieme assorbono il 60% delle esportazioni — ma la novità più significativa viene dalla Corea del Sud, che con tassi di crescita in tripla cifra e un +53,4% a valore sul 2024 ha scalzato il Regno Unito dalla sesta posizione. Segnali positivi arrivano anche dalla Cina, ancora penalizzata da prezzi medi bassi e volumi contenuti ma in traiettoria ascendente.

Sul fronte opposto, preoccupa l’andamento del primo mercato di sbocco. Gli Stati Uniti registrano perdite ben superiori alla media a valore (-26,6% negli undici mesi) e crescono molto meno del resto del mondo a volume (+1,1%): i primi effetti dei dazi si fanno sentire. Fa peggio solo la Francia, in negativo su entrambi i parametri: -35% a valore e -2,6% a volume.

A gennaio 2026 il mercato domestico non reagisce al calo dei prezzi

Sul fronte interno, i dati Nielsen sul primo mese del 2026 offrono uno spunto di riflessione. Il prezzo medio dell’EVO a scaffale nella grande distribuzione è sceso da 8,8 euro/litro di gennaio 2025 a 7,12 euro/litro (-12,5%), ma gli italiani non hanno incrementato gli acquisti in modo significativo: le confezioni vendute sono calate dell’1,4%. L’extravergine made in Italy, che vale un terzo del mercato oleario complessivo nella GDO, ha registrato una contrazione delle vendite di bottiglie pari al 14%, con un differenziale di prezzo crescente rispetto al prodotto comunitario — 10,84 euro/litro contro 7,12.

La produzione nazionale torna ai livelli abituali: Puglia, Calabria e Sicilia valgono l’80%

Sul fronte dell’offerta, l’Italia si muove in controtendenza rispetto al resto d’Europa: mentre la Spagna scende a circa 1,2 milioni di tonnellate e la Grecia a circa 200mila, la produzione nazionale di oli vergini di oliva si attesta appena sotto le 300mila tonnellate (293.908 al 18 febbraio 2026, dati Sian), segnando un ritorno ai livelli produttivi usuali. Oltre il 50% del totale è in quota alla Puglia, che raggiunge le 151mila tonnellate. Seguono Calabria con 43mila tonnellate e Sicilia con 41mila: le tre regioni olivicole per eccellenza coprono insieme l’80% della produzione nazionale.

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