Olio sostenibile: serve un disciplinare nazionale, il consumatore è pronto ma non è ancora informato
Al convegno conclusivo di SOL Expo il nodo centrale è la distanza tra un prodotto intrinsecamente green e un consumatore che vuole comprarlo ma non sa riconoscerlo. Il COI lancia i crediti di carbonio per gli olivicoltori, Oleificio Zucchi chiede allo Stato di farsi garante.
La sostenibilità dell’olio extravergine italiano è un vantaggio competitivo reale, ma ancora largamente incompreso. È la sintesi del convegno “Quanta voglia di sostenibilità: dalla realtà scientifica alla narrazione per l’olio extravergine di oliva”, che ha chiuso oggi il programma di SOL Expo a Veronafiere. Sul palco si sono confrontati Ettore Capri dell’Università Cattolica di Piacenza, Mariella Cerullo di Oleificio Zucchi, Barbara Ferro amministratrice delegata di Veronafiere e il direttore aggiunto del COI Abderraouf Laajimi.
Il consumatore vuole sostenibilità ma non sa come riconoscerla
I dati della Consumer Survey Nomisma per SOL Expo parlano chiaro: il 74% degli italiani chiede più informazioni sulla sostenibilità dell’olio e della filiera, e 8 consumatori su 10 si dichiarano più incentivati all’acquisto dopo una comunicazione incentrata su questo tema. Il problema, come ha sottolineato Ettore Capri, è che «il consumatore si trova in una situazione di scarsa conoscenza». Eppure la qualità c’è: «Una coltivazione sostenibile dà massima espressione al cultivar anche sotto il profilo organolettico. Da un punto di vista chimico i prodotti sostenibili hanno proprietà migliori, ma questa qualità va testimoniata e ci vogliono linee guida anche rispetto al processo di coltivazione».
Oleificio Zucchi: disciplinare pubblico, con lo Stato garante
Mariella Cerullo, direttrice relazioni istituzionali di Oleificio Zucchi — prima azienda italiana ad adottare un disciplinare di produzione sostenibile — ha indicato la strada: regole chiare, certificazione verificabile e formazione. «Il consumatore non è un’entità astratta, si fida di quello che conosce e di quello che è univoco, chiaro e trasparente. Se quello che viene pubblicizzato è una promozione costante, sarà il prezzo l’unico driver di scelta». La soluzione proposta è un disciplinare pubblico nazionale, con linee guida già consegnate alle istituzioni: «A fare da garante dovrebbe essere lo Stato».
Il COI lancia i crediti di carbonio per gli olivicoltori
Abderraouf Laajimi ha ricordato i numeri che rendono l’olivicoltura un settore strutturalmente sostenibile: una coltura a basso consumo idrico, capace di adattarsi a contesti diversi e di contribuire al sequestro di carbonio. Un ettaro di oliveto può assorbire 4,5 tonnellate di CO2 all’anno, il che significa che un singolo albero è in grado di compensare l’impronta carbonica di una persona. Su queste basi il COI ha avviato un’iniziativa per sviluppare un mercato volontario dei crediti di carbonio, con un software in fase di sviluppo e un progetto pilota già attivo che coinvolge 28 Paesi. «La sostenibilità non è solo ambientale — ha concluso Laajimi —, è anche sociale ed economica: una coltura presente in molte aree vulnerabili dove produttori e famiglie traggono da essa la propria fonte di reddito».

