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Silvio Carta, l’uomo che dava tempo al tempo

Silvio Carta, il signore della Vernaccia

A Baratili San Pietro c’è una cantina dove il tempo non si misura in mesi, ma in decenni. Le botti di castagno, alcune centenarie, custodiscono Vernacce che aspettano senza fretta sotto il loro velo di flor. Chi ci entra abbassa la voce senza accorgersene.

Da ieri quel silenzio ha un peso diverso. Silvio Carta, l’uomo che quella cantina l’ha immaginata e costruita, se n’è andato nel pomeriggio dell’8 ottobre. Ha vissuto quasi un secolo, e per più di settant’anni non si è mai allontanato da qui.

Silvio era nato nel 1929 a Baratili San Pietro, in una famiglia di contadini. A 23 anni eredita dal padre un piccolo pezzo di terra e, all’inizio degli anni Cinquanta, in una Sardegna che usciva a fatica dalla guerra, fonda la sua azienda. E fa una scelta che oggi sembra ovvia, ma allora non lo era affatto: puntare tutto sulla Vernaccia di Oristano.

La Vernaccia è un vino che non concede scorciatoie. Chiede anni di attesa, la pazienza di chi sa che il lavoro di oggi lo berranno altri, magari tra vent’anni. Per molti era il vino delle feste di paese, quello dei nonni. Silvio ci ha visto qualcosa di più.

Ha passato la vita a dimostrarlo, una botte alla volta. Se oggi la Vernaccia siede al tavolo dei grandi vini italiani, una parte di quel posto l’ha conquistata lui.

Nel 1972 la guida dell’azienda passa al figlio Elio. Un passaggio naturale, come succede nelle famiglie dove il mestiere si respira da sempre. Silvio lascia spazio al figlio, ma non esce mai davvero dalla cantina.

Alla fine degli anni Settanta padre e figlio creano la distilleria, e con Elio negli anni arrivano le idee nuove: il mirto, i gin, i vermouth, perfino il whisky affinato nelle vecchie botti di Vernaccia. Una rivoluzione, per una cantina di paese. Eppure il cuore resta quello di sempre, e il nome sulle etichette è ancora il suo.

È forse questa la cosa più bella della sua storia. Un padre che lascia correre il figlio, e un figlio che corre lontano senza mai perdere di vista da dove è partito.

Oggi in cantina c’è anche la terza generazione. I nipoti Nino Mason Carta e Alberto Mason, lavorano accanto allo zio Elio. Portano la Vernaccia e i distillati di Baratili nelle fiere e nei locali di mezzo mondo, lungo la strada che il nonno aveva tracciato.

La Vernaccia ha un dono, e forse era anche il suo: sopravvivere a chi l’ha fatta, e continuare a parlare per lui. Ogni bottiglia uscita da quella cantina porta dentro un pezzo della sua pazienza.

I funerali si terranno a Baratili San Pietro.

Le Strade del Vino si stringe attorno al figlio Elio, ai nipoti Nino e Alberto e a tutta la famiglia Carta. E stasera, se potete, stappate una Vernaccia. Bevetela piano, come avrebbe voluto lui.

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