A Luras, nel cuore della Gallura, Ilaria Addis ha scelto di salvare le vigne dei nonni. Siamo sulla collina di Sa Neula – in sardo "la nuvola" – terra di granito e sugherete. I Vermentino piantati dalla famiglia tra gli anni Novanta e Duemila stavano per essere espiantati. Nel 2018 Ilaria, architetto di formazione e sommelier con la passione per la biodinamica, ha deciso di prendersene cura. Non per calcolo economico, ma per responsabilità emotiva verso vigne che custodiscono memoria familiare. Con Alessandro Dettori come maestro, ha imparato a fare vini che non coprono il territorio ma lo lasciano emergere.
Le vigne stanno tra i 220 e i 291 metri, su pendii arrotondati circondati da macchia mediterranea e boschi di quercia da sughero. Granito povero, piante vecchie, pochissima uva ma di grande intensità aromatica. Biologico dal 2016: niente chimica, niente diserbo. Un gregge di pecore pascola tra i filari durante il riposo vegetativo, concima naturalmente e tiene pulito senza bisogno di mezzi meccanici.
Negli anni di semi-abbandono le erbe aromatiche spontanee si sono riprese il loro spazio tra le viti. Ilaria le ha lasciate crescere: elicriso, lavanda, cisto, inula convivono liberamente con i filari. La chiama "gariga vinifera". Una scelta controcorrente in una zona dove la tradizione impone terreni nudi e fresati. Ma quei profumi si trasferiscono nei grappoli durante la maturazione e finiscono nel bicchiere, regalando ai vini una complessità che racconta il luogo.
In cantina interventi minimi: fermentazioni con lieviti indigeni in acciaio, temperature poco controllate, pochi travasi, affinamento sui lieviti con batonnage manuale, solfiti solo all'imbottigliamento. Tutto fatto a mano, dalla vendemmia in cassette alle capsule in gommalacca.
Due Vermentino: Madrighe con macerazione breve, verticale e salino; Mama 'e sole con quattro giorni sulle bucce, più solare e aperto. Gallura vera, lontana dalle cartoline.


