Vinitaly 2026 inaugurato: Bricolo, “non solo fiera ma infrastruttura per l’export del vino italiano
Nuove tappe in Africa, Canada e Australia. Il raddoppio in Brasile. Dodici mercati ad alto potenziale identificati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly
L’apertura
Domenica 12 aprile ha preso il via la 58ª edizione di Vinitaly. Ad aprire la cerimonia il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, alla presenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, dei ministri Lollobrigida, Urso, Giuli e Mazzi, della vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, del presidente ITA Matteo Zoppas e delle autorità locali venete e veronesi. Nel talk “Le geografie del vino, antiche vie e nuove rotte” sono intervenuti anche Giacomo Ponti di Federvini e Lamberto Frescobaldi di Unione italiana vini.
Il discorso di Bricolo
«Vinitaly rappresenta oggi un’infrastruttura per sostenere e amplificare la proiezione internazionale del vino italiano, un presidio organizzato che, a partire da Verona, opera con continuità per rafforzare la presenza delle nostre imprese sui mercati globali», ha dichiarato Bricolo. Nel mezzo di uno scenario geopolitico che il presidente definisce tra i più complessi degli ultimi anni, con instabilità commerciale e crescente competizione internazionale, Veronafiere si posiziona come strumento attivo di sviluppo, non semplice contenitore fieristico.
Sul fronte della promozione internazionale, Bricolo ha annunciato che il programma di quasi trenta iniziative internazionali già attivo si espanderà ulteriormente: nuove tappe di Vinitaly sono in preparazione in Africa, Canada e Australia, mentre in Brasile la presenza raddoppierà rafforzando il presidio già attivo con Wine South America.
I mercati
Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono dodici i Paesi con il più alto potenziale di crescita per il vino italiano: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India, più Stati Uniti e Regno Unito come principali mercati buyer extra-Ue. La sfida strutturale resta la concentrazione dell’export: i primi cinque mercati di destinazione assorbono da soli il 60% del valore complessivo delle vendite all’estero. Secondo Prometeia, il vino si colloca al secondo posto per saldo della bilancia commerciale tra i comparti tradizionali del made in Italy, con un attivo di 7,2 miliardi di euro nel 2025.

