A Mamoiada quasi ogni famiglia ha un pezzo di vigna e un proprio cannonau. In casa Canneddu il vino si fa da più di quarant’anni, ma la cantina con il nome di Marco esiste dal 2015: è l’anno in cui una produzione per amici e clienti del bar di famiglia a Nuoro è diventata un’azienda, con quattro persone che ci lavorano a tempo pieno.
La storia parte da Raffaele, per tutti in paese tziu Boelle “Zibbo”, che ha insegnato vigna e cantina al figlio Tonino. Alle vigne di famiglia Tonino ha aggiunto quella ereditata dai suoceri, Gonario e Antonietta. Il passo successivo l’ha fatto Marco, che ha studiato Enologia a Oristano con un’idea precisa: un Cannonau in purezza, riconoscibile, capace di uscire dal giro degli amici. Con lui sono entrate in azienda la madre Anna, che ha lasciato il suo lavoro, e la sorella Grazia, laureata in Giurisprudenza e rientrata da Roma.
Le vigne sono cinque ettari di alberello tra i 600 e i 900 metri, su granito in disfacimento con una reazione leggermente acida. Si lavora quasi tutto a mano, senza mezzi meccanici, e nella parte più vecchia del vigneto la terra si ara ancora con i buoi. Vendemmia manuale, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, certificazione biologica dalla vigna alla bottiglia. In quota il vento e l’escursione tra giorno e notte tengono lontane le malattie: di solito bastano uno o due trattamenti con zolfo e rame.
Accanto al Cannonau la famiglia coltiva la Granazza, il bianco storico di Mamoiada, che vinifica da oltre dieci anni. In tutto sono circa 13.500 bottiglie l’anno, divise tra tre vini: il bianco Delissia, il rosso giovane Zimò e lo Zibbo, che porta il soprannome del nonno.


